domenica 30 maggio 2010

21 e 28/5: due lezioni (s)oggettivamente inquietanti

metto subito in chiaro che il titolo è volutamente eccessivo. le lezioni del buon alfonso, non lo dico per piaggeria, non sono inquietanti. certo è che da quando sono arrivato in quel di parma le prospettive che mi sono state adombrate non sono affatto rosee. apprezzo di cuore che mi si dica come stanno realmente le cose, senza tentare di indorarmi la pillola. è un esercizio di crescita che ci spinge ad affrontare quello che ci aspetta. è uno stimolo a tenersi sempre pronti, a essere disposti a modellarsi ancora e ancora, in forme sempre nuove. aggiungo, inoltre, che se c'è da fare la così detta gavetta (= farsi schiavizzare per un po'), non mi tiro indietro. mai. aggiungo, ancora, che sono abituato a perseguire testardamente quello in cui credo. aggiungo, infine, che sono perfettamente conscio (com'è che dicono?) che "il posto fisso non può più essere garantito" e che "la mobilità è un valore". eppercciòtuttavia, questo corso, e in particolare queste ultime due lezioni (ma in generale l'intero corso di laurea, se è vero com'è vero che fin dal primo semestre le cose sono andate più o meno così), mi hanno, ci hanno indotto a elaborare una serie di riflessioni sul nostro futuro, con il relativo carico di dubbi e incertezze: ma noi, per cosa stiamo studiando? per apprendere o affinare gli strumenti in vista di quale mestiere? giornalisti, copincollatori, comunicatori di un marchio di pasta? saggisti, editori, edicolanti? panettieri? postini? astronauti? pochi di noi hanno le idee davvero chiare, e la prospettiva di dover riempire pagine di bolsa retorica per far eleggere un assessore o per promuovere una politica commerciale, francamente non mi entusiasma. non che l'interpretazione del mestiere di giornalista non porti già in seno (ehm... volevo dire "con sè", altrimenti chi lo sente filiberto guala) la percentuale di un simile rischio. per qualcuno potrebbe anzi essere la panacea di tutti i mali, la garanzia di un vivere placido. quando ho iniziato il corso, nel breve "interrogatorio" iniziale ho dichiarato che intendo vivere della mia scrittura, o almeno lo spero. in quel "mia" c'è molto, forse tutto. i giornalisti sono probabilmente i primi a non poter vivere della "propria" scrittura. ma esisterà sempre, sulla carta arborea o su quella elettronica, la possibilità di illustrare agli altri il mondo visto dai propri occhi. e non da quelli del proprio datore di lavoro. permettetemi di non rassegnarmi, a 26 anni, all'idea di vivere attraverso la volontà di qualcun altro. poi se ci sarà da aprirsi a nuove sfide, fosse anche quella di dover essere la "mente" di un partito o di un'azienda, raccoglierò il guanto da terra, e passerò al contrattacco.


ECCO GLI ARGOMENTI "INQUIETANTI": 

LA COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE
la comunicazione istituzionale riguarda l'identità di una realtà, che può essere pubblica (per esempio un'istituzione politica: un comune, un ministero, un governo) o privata (un'azienda). è un tipo di comunicazione non strettamente legato al risultato economico ma che mira a una forma di "trasparenza sociale" e di incremento della "qualità percepita" dall'utenza o dalla cittadinanza. per questo può essere propria anche di un ente pubblico, votato al conseguimento (o al rafforzamento) di un consenso. la comunicazione istituzionale non è una voce attiva nel bilancio ma rappresenta comunque un utile, poichè ha lo scopo di mantenere uno status, una posizione, un incarico. ciò che la contraddistingue dalla informazione è l'essere legata ad uno specifico interesse, a differenza del giornalismo che non deve (o meglio, non dovrebbe) avere interessi di parte nella trasmissione di una informazione. 
la comunicazione istituzionale pubblica mette a disposizione (o cerca di farlo) della collettività una serie di informazioni, servizi e strumenti, senza che questo debba per forza generare un rapporto di do ut des. non si ricerca un guadagno (comunicazione di prodotto), nè un consenso (comunicazione politica) ma si offre un servizio. sulla rete la comunicazione istituzionale pubblica deve possedere alcuni parametri imprescindibili: usabilità (facilità di accesso, presenza di sezioni logiche e ben accessibli, mappa del sito), accessibilità, interattività, trasparenza. 
a livello di comunicazione istituzionale pubblica, la regione sicilia offre un sito graficamente accettabile ma per niente pratico: l'unica concessione al "contatto" con i cittadini sono i link presenti nella colonna di sinistra, che rimandano ai contatti con gli assessorati e le segreterie della presidenza, ovvero numeri telefonici, siti web, caselle di posta elettronica. nella colonna di destra l'ufficio stampa della regione (con il relativo tg web settimanale) propone la rassegna delle attività (gaspare non fare commenti, gaspare non fare commenti, gaspare non fare commenti) della giunta regionale. le notizie sembrano già pronte per essere infornate in un giornale online



il sito del comune di palermo si presenta graficamente orrendo: confusionario, caotico, fatto apposta per scoraggiare qualsiasi tentativo di contatto con l'elite politica che governa la mia città (gaspare non fare commenti, gaspare non fare commenti, gaspare non fare commenti). 
nella colonna di sinistra l'ipocrisia più tronfia trova realizzazione concreta nel benvenuto del sindaco, mentre l'ufficio stampa risulta francamente ridicolo, offrendo i "lanci" di alcune conferenze stampa indette dal beneamato sindaco (qui l'editore ha deciso di censurare gaspare, e a nulla sono valse le proteste di quest'ultimo: beneamato è la parola giusta per descrivere il nostro sindaco, obbedisci!), conferenze scelte a caso tra quelle dell'intero anno solare. solo i "lanci", senza i relativi video, o quanto meno i resoconti scritti. e sono fermi al 2007. 


ma ecco che il comune di palermo ti sorprende così, in un giorno di maggio, e nella pagina principale inserisce anche un link relativo alla "legge sulla trasparenza" (oooooooh), che rimanda a un link con un elenco completo dei dirigenti comunali, aggiornato al 2008 (minchia, che prontezza di riflessi hanno in questo comune!). "scrollando" l'intera pagina, nascosto in fondo (in nome della trasparenza, più probabilmente per la vergogna), troviamo finalmente il link che rimanda alla tabella pdf che riporta le retribuzioni dei dirigenti comunali. scopro così che il segretario generale del comune di palermo, damiano li vecchi, ha (o aveva nel 2008, sarà mica aumentato?) uno stipendio di 236.376,30 euro annui. così, in un giorno di maggio. cosa avrà fatto per meritarseli, resta un mistero. per commiserazione non apro il pdf con le assenze e le presenze e passo agli esempi di comunicazione privata.

a livello di comunicazione istituzionale privata, un esempio chiaro è fornito dal sito di grande migliore, il gruppo che detiene diversi centri commerciali in tutta la sicilia occidentale.
il sito è semplice, graficamente gradevole (ho la sensazione di respirare dopo i pesantissimi siti istituzionali), di facile usabilità e immediata comprensibilità. nella fascia dei canali troviamo un link dedito ai servizi clienti (l'indicazione dei centri di assistenza e delle promozioni) e uno dedito alla presentazione dell'azienda e della sua storia.

un altro esempio di linearità è quello del sito dell'antica focacceria san francesco: l'accesso al sito è preceduto da un'intro musicata e animata, mentre il sito vero e proprio ci dà il benvenuto dei ristoratori e propone, sempre nella fascia dei canali, la storia e i "contatti" dello storico locale palermitano (che ora ha una sede anche a milano: faccio un po' di promozione a favore di una cosa bella della mia terra!). il sito è minimalista ed elementare, una scelta logica per un'azienda che non ha le dimensioni del grande centro commerciale.


LA COMUNICAZIONE COMMERCIALE
detta anche comunicazione di prodotto, spesso si confonde con la comunicazione istituzionale quando in questa mancano trasparenza, professionalità, rispetto delle regole. la comunicazione di prodotto mira non tanto (o non solo) a un ritorno di consenso ma di denaro. internet, regno dell'interattività, ha segnato una tappa decisiva in direzione di una maggiore distinzione tra questi due livelli di comunicazione: sul web "l'opacità" e l'ambiguità sono maggiormente soggette alla censura da parte degli utenti navigatori. a differenza di quanto avviene con gli altri media, infatti, la comunicazione sul web è più dinamica, interattiva, decentrata. 
cosa succede quando si incontrano i due livelli di comunicazione? che il livello istituzionale perde in trasparenza, chiarezza e affidabilità, la comunicazione diventa meno sicura e onesta: il professionista della comunicazione in questo caso nasconde i difetti e le mancanze (a volte i reati) di una politica pubblica o privata per calmierare o contenere le reazioni del pubblico, della società. accade con la pubblicità, accade con i comunicati stampa, forme di comunicazione mediate. su internet invece questo non è possibile, poichè la tracciabilità delle fonti inchioda l'azienda o l'istituzione alle sue (eventuali) responsabilità, e il feedback negativo (o positivo) dei navigatori è immediato e incisivo, senza possibili mediazioni.

# IL BRAND
è anche vero che la comunicazione istituzionale privata si avvicina come tipologia a quella di prodotto, nondimeno essa cerca sempre di mantenere alti i valori del brand, di associare al brand un valore da trasmettere, che sia personale, economico o consensuale. il messaggio istituzionale (e che non vuole essere di prodotto) deve essere chiaro, facilmente intellegibile: per questo spesso si usano gli script, frasi precotte che puntano sull'efficacia, sfruttando le profilature degli utenti cui si rivolgono. e per questo, al brand non si associa immediatamente un messaggio pubblicitario specifico o una didascalia esplicativa, che promuovano questo o quel prodotto: il brand ha una sua storia personale, è immediatamente riconoscibile, è comunicazione pura.
si definisce brand non solo il marchio, ma anche lo slogan, il messaggio politico, la persona (in genere un leader). il brand istituzionale può essere una semplice persona: ad esempio l'allenatore di calcio josè mourinho, appena passato al real madrid dopo due anni all'inter, è un brand personale che prescindeva dal brand costituito dalla squadra nerazzurra (a sinistra un tipico esempio di comunicazione commerciale legata a un brand personale). anche il presidente della cupol..... eeeeeehh volevo dire del consiglio (qui l'editore è nuovamente intervenuto a gamba tesa: non si fa!) silvio berlusconi è un brand personale che prescinde dal brand costituito dal partito popolo delle libertà. accanto al brand personale, si colloca il brand di una realtà, che può essere pubblica, come un comune o una regione, o privata, come il simbolo di un'azienda, di una multinazionale, o la bandiera di un club di calcio. 


LA COMUNICAZIONE POLITICA 
la comunicazione politica fa da spartiacque tra la comunicazione di prodotto e la comunicazione istituzionale. come la prima, ricerca un risultato, che tuttavia non è il guadagno ma il consenso (sarà...). mira cioè alla soddisfazione del ricevente, che delega all'emittente il compito di rappresentarlo. essa non ha intermediari come la comunicazione di prodotto (ad esempio la pubblicità), e il confine tra le due risulta talvolta labile. tuttavia, la comunicazione politica non ragiona solamente in termini opportunistici e di profitto (dice, prof?). o meglio, i messaggi più opportunistici sono inseriti tra le righe del discorso politico ma non possono (e non devono) essere così smaccatamente rappresentati (ah, ecco). la comunicazione politica sottintende un ragionamento, un coinvolgimento, un lavoro di comunicazione sottile, a differenza del marketing politico (l'equivalente in politica della comunicazione commerciale), che è fatto di slogan, di manifesti, di trasmissione emozionale. sostanzialmente, la differenza tra la comunicazione politica e il marketing politico è l'ipocrisia della prima (che pretende un ragionamento da parte della "clientela" elettorale) contro la sfacciataggine della seconda, più emozionale (gaspare ora basta, stai esagerando! qua ti giochi il posto di lavoro!)
i canoni della comunicazione politica sono uguali a qualunque partito o associazione, il tutto sta nel saperli usare: bisogna saper scrivere, saper parlare, saper convincere. più informazioni il politico fornisce ai suoi elettori, più ne riceverà attraverso i feedback: la comunicazione politica, quando è coltivata, è vincente.
nella storia della società occidentale da sempre la comunicazione "puntella" la politica: john kennedy ha vinto le elezioni perchè ha stracciato richard nixon nel duello televisivo del 26 settembre 1960 negli studi della CBS (ahi, prof., la sfida non si è svolta nel 1962, ma che mi combina?). uno dei più grandi comunicatori politici è stato charles de gaulle, un "semplice" militare (non sottovalutateli mai. bene che vada, vi sparano).
quali sono le persone impiegate per questo tipo di comunicazione? sono persone che sappiano fare "campagna door to door", persone che sappiano chiedere finanziamenti, persone che sappiano "spiare" gli avversari. sono consiglieri, analisti, spie, world watchers (esperti di "surf della rete", che scovano informazioni e dati viaggiando per tutto il web).
quali sono le figure più importanti in questo ambito?

- i portavoce: portano in modo referenziale la voce, il messaggio del leader, di un partito, di un'azienda. sono un elemento di filtro che permette di avvicinare l'argomento al pubblico, allo scopo di testarne la reazione: se l'impatto con l'utenza è negativo, il leader può anche prendere le distanze dal suo stesso portavoce e correggere il messaggio. la loro è una fondamentale funzione di mediazione.

- lo staff di comunicazione: giornalisti o ex del settore, che mantengono i rapporti con i mezzi di comunicazione (a differenza dei portavoce, che non parlano ai mezzi di comunicazione ma direttamente al pubblico).

- gli spin doctor: sono consiglieri strategici che indirizzano il politico sugli interventi da effettuare, soprattutto per quanto concerne l'immagine o la scrittura di un discorso (e l'osservazione dei discorsi e della dialettica degli avversari, onde rispondere a tono).

la regola numero uno, dunque, è studiare l'avversario, analizzarlo, "viaggiare dentro i documenti", preparare dossier per demonizzarlo, per distruggerlo. in pratica, il team di assistenti ed esperti della comunicazione che sostiene un politico vale più del politico stesso.
è una strategia politica rischiosa, che può degenerare nel penale se non si presta attenzione: l'etica di una società civile, di un paese, si misura anche così: in america, ad esempio, questo tipo di comunicazione politica è una pratica diffusa, e l'avversario "pizzicato" dovrà incassare sportivamente e ammettere le proprie responsabilità con onestà. bill clinton è stato distrutto non da una perversione sessuale ma dalle sue bugie: in questo modo, forse non si rispettano le regole di una leale comunicazione, ma sicuramente si osservano in maniera rigida quelle della legge.
e in italia? e in italia.................(gaspare, qui non te lo chiedo neanche di non fare commenti... ma cosa vuoi commentare? la scomparsa dello spirito civile anzi umano?).......................
in italia l'assenza di editori puri (raiset.......ehm volevo dire mediaset appartiene a silvio berlusconi, la7 alla telecom, eccetera) stravolge queste norme della comunicazione e crea una viziosa contaminazione tra i generi. nell'ambito politico distinguiamo due tipi di comunicazione, quello vincente del centro-destra e quello fieramente/testardamente/eternamente perdente del centro-sinistra. il primo è emotivo, ha un mandato identitario, è positivo e rassicurante, trasversale nella ricerca del consenso tra le varie classi sociali. quella del centro-destra è una comunicazione codificabile, in quanto simbolica: utilizza dei codici di linguaggio che sono sempre gli stessi da anni: "comunisti", "extracomunitari", "popolo". il centro-destra si è impadronito della parola "italia", ormai identificabile con "forza italia", e della parola "libertà", indissolubilmente legata a "casa delle libertà" o "popolo delle libertà". la lega usa una parola scontata, quale "federalismo": è chiaro che tutti sono a favore di una distribuzione equa del potere alle regioni, e che tutti i partiti sono in un certo senso favorevoli al federalismo, ma ora questo termine si identifica con un partito, che ha trasformato quella parola in una bandiera. il pubblico italiano viene martellato decine, centinaia di volte al giorno con questo termine, finchè non ne viene avvolto come in una cortina, assimilandolo. perchè in italia la politica non è partecipazione (g.g. dove sei?) ma è delega, è deresponsabilizzazione, per cui si affida al politico la capacità di dire quel che vogliamo sentirci dire. italia, amore mio!

(è la) fine.


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domenica 23 maggio 2010

voi complici, voi indifferenti, non celebratelo, per favore...



"la mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. questo è il terreno di coltura di cosa nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione".



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giovedì 20 maggio 2010

riflessioni (non mie) sul copyright digitale

dal sito dirittodautore.it traggo (=copio) queste riflessioni dell'avvocato giovanni d'ammassa, direttore del sito e della rivista di riferimento dante, sull'avvento del digitale nell'ambito della legislazione editoriale:

l'evoluzione della tutela internazionale
dato lo sviluppo avanzato dei sistemi di comunicazione della nostra era e dei mezzi che facilitano la riproduzione, la protezione dell'opera artistica è diventata molto più complessa e si richiede oggi una tutela non più esclusivamente nazionale ma internazionale.
sono state così stipulate dapprima una serie di convenzioni tra i diversi stati, che sono poi sfociate nella "unione per la protezione delle opere letterarie e artistiche" (nota come convenzione di berna) sottoscritta a berna nel 1886, di cui l'ultima revisione è del 1971.
nel 1952 fu inoltre firmata a ginevra la convenzione universale del diritto d'autore, entrata in vigore nel 1955, mentre a roma nel 1961 fu firmata la convenzione per la protezione dei diritti degli esecutori, interpreti e produttori fonografici.
nel 1994 è ratificato l'accordo TRIPS sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio, mentre del 1996 sono i due trattati WIPO, il WIPO copyright treaty (WCT) e il WIPO performances and phonograms treaty (WPPT).
l'obiettivo del legislatore internazionale è quello di raggiungere una tutela sovranazionale del diritto d'autore armonizzata, per ridurre le distorsioni e gli impedimenti nel commercio internazionale e tenendo conto della necessità di promuovere una protezione sufficiente ed efficace dei diritti di proprietà intellettuale, nonché di fare in modo che le misure e le procedure intese a tutelare i diritti di proprietà intellettuale non diventino esse stesse ostacoli ai legittimi scambi.

la società dell'informazione
una svolta epocale nella fruizione delle opere dell'ingegno, che può essere pari a quella dell'invenzione della stampa, è determinata dalla digitalizzazione. l'opera, scorporata dal supporto fisico tradizionale, è trasformata in un flusso di numeri (sequenze di 0 e di 1) che sono trasmessi in qualsiasi modo e in qualsiasi luogo, e permettono di ricostruirla in maniera identica all'originale.
si verifica così una trasmissione di massa dell'opera a costi bassissimi, se non nulli (anche di immagazzinamento), senza perdita di qualità. la trasmissione può avere luogo non solo da punto a massa, come succede per esempio con la trasmissione dei programmi televisivi via etere, ma anche da punto a punto.
l'opera è fruibile senza che l'utente sia in qualche modo obbligato a recarsi fisicamente nei luoghi tradizionali della cultura (negozi di libri o di dischi, cinema, teatro, concerto, e così via), ricevendola direttamente sul terminale abilitato (telefono, palmare, computer, e altro). l'opera è fruita nel luogo e nel momento scelto dal consumatore.
dall'opera possono essere tratte innumerevoli copie dalla qualità identica. l'opera è "dematerializzata" in quanto non più incorporata in un supporto.
sembra quindi estinguersi la figura dell'intermediario, rappresentato dall'industria cosiddetta "culturale": l'autore, l'artista, ha invece la possibilità di raggiungere direttamente il suo pubblico, non ha bisogno di riprodurre su un supporto le proprie opere, di immagazzinarle, di trasportarle, e non è ostacolato dalle frontiere e dalle dogane.
il consumatore trasmette con facilità le copie digitali realizzate a costi nulli, il più delle volte non è conscio di compiere un atto illecito, è difficilmente individuabile, e un'azione nei suoi confronti è antieconomica e impopolare.
vi è notevole difficoltà di controllo della circolazione dell'opera.
tutti questi aspetti hanno negli ultimi anni fortemente condizionato il legislatore, il quale, già alla fine degli anni '80, ha cominciato a studiare una soluzione che portasse a una regolamentazione della circolazione dell'opera dell'ingegno nella c.d. società dell'informazione che tenesse conto degli interessi di autori, industria culturale e pubblico, e del diverso modo di fruizione delle opere.
il dibattito ha portato quindi alla redazione dei due trattati WIPO di cui sopra, recepiti negli stati uniti con il DMCA (digital millenium copyright act) e in europa con la direttiva 2001/29/CE.

dal blog cash cow di uno studente di reggio emilia traggo (=copio) questi appunti delle lezioni di "economia, reti e informazione" sul copyright digitale e sulla legge DMCA che negli stati uniti sancisce severissime pene per la violazione del copyright sul web. 

DMCA: barriere tecnologiche a protezione del copyright

che cos’è il DMCA 

il digital millenium copyright act è una legge del 1998 introdotta negli stati uniti dall’amministrazione clinton che punisce con sanzioni fino a 500.000$ e 5 anni di reclusione (moltiplicato per il numero di illeciti) ogni accorgimento in grado di eludere i dispositivi tecnologici di protezione posti a difesa di informazioni coperte da copyright. vengono vietati tutti i prodotti, le tecnologie e i servizi che consentono di eludere le protezioni ed abilitare la copia delle informazioni protette. inoltre, a copyright scaduto, tali protezioni rimangono attive, così come il divieto alla loro rimozione. il risultato è l’estensione a tempo infinito del copyright. il DMCA è in aperta contraddizione con il I emendamento della costituzione americana che sancisce la libertà di espressione:

Congress shall make no law respecting an estabilishment of religion, or prohibiting the free exercise thereof; or abridging the freedom of speech, or af the press; or the right of the people peaceably to assemble, and to petition the government for a redress of grievances.

l’industria dell’informazione utilizza il DMCA come deterrente per scoraggiare le copie illegali andando di fatto a ridurre la libertà di espressione dei consumatori. 


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indicizzazione

copio una definizione semplice e completa di indicizzazione scovata in rete. punto di partenza è la definizione dei motori di ricerca. 

tipologia dei motori
ci sono due tipologie: le web directory, organizzate in categorie, ed il motore di ricerca, che visualizza i propri risultati in base alle parole chiave proposte dal navigatore. oggi esistono anche i motori di ricerca a pagamento per inclusion o per click

motori di ricerca
l'indicizzazione sui motori di ricerca (per esempio google, inktomi, fast-all the web o altavista) viene effettuata da un software chiamato spider o crawler, che naviga continuamente per il web seguendo i link, aggiornando il loro database in base al proprio algoritmo ed estraendo tutti i dati utili alla catalogazione. il nome spiders è stato dato proprio perché tale software può essere immaginato come un "ragno" che vaga in giro sulla propria tela a catalogare le informazioni.
questi motori, quindi, sono proprio l'espressione più evidente del carattere sintattico (basato cioè sulla forma) del web attuale. in risposta alle ricerche effettuate, essi restituiscono degli elenchi dove ogni voce è caratterizzata da un titolo, un'estrapolazione del contenuto della pagina, dall'URL del sito. 

web directory   
le web direcotry  si basano su una logica completamente diversa: catalogare le informazioni in base ad un'organizzazione precisa suddivisa in argomentiategoria. dopo una richiesta di ricerca effettuata in questi motori, vengono anche restituite le sottocategorie ritenute rilevanti. la differenza sostanziale rispetto al motore di ricerca consiste nel fatto che la maggior parte delle web directory non sono gestite direttamente da un software, ma dipendono unicamente dal lavoro di persone che valutano ed inseriscono i vari siti proposti in ogni categoria. dopo una richiesta di ricerca effettuata in questi motori, vengono anche restituite le sottocategorie ritenute rilevanti.
le web directory rappresentano un'immagine web più semantica (basata sul significato), in quanto possono essere navigate per argomento.

motori di ricerca a pagamento
alcuni motori negli ultimi anni, oltre a migliorare la loro caratteristica di indicizzazione e ranking, hanno dovuto affrontare la crisi speculativa della new economy del 2000. per questo per poter sopravvivere, sono stati obbligati (oltre alle raccolte pubblicitarie) a far pagare ai webmaster l'inserimento nei propri indici. altri motori di ricerca invece, oltre ai risultati gratuiti, fanno apparire anche quelli a pagamento. sono due le modalità di pagamento:

pay per inclusion - si paga per essere inseriti negli indici in un tempo compreso, in genere, tra le 48 e 72 ore. viene assicurato anche un tempo di refresh del contenuto delle pagine altrettanto breve.
pay per click - spesso associato al keyword advertising, comporta il pagamento di una tassa ogni volta che il visitatore clicca sul link verso il sito. quanto pagato viene scalato dal budget che l'investitore mette a disposizione.
potete confrontare questa definizione con quella, pure ottima, che potete trovare qui.


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ah, google, comu ti sacciu!

google non cambia mai...
sono anni che in tutto il mondo le vengono intentate cause per violazioni di ogni genere, riguardanti la privacy, il copyright, la pubblicità, ecc... come ha detto il prof., "google non rappresenta certamente il male assoluto". tuttavia, la tensione verso il monopolio digitale e la politica aggressiva di approccio all'utenza hanno attirato feroci critiche e scatenato miriadi di polemiche, al punto che i tribunali (nazionali e non) sono stati più volte teatro di giudizi e sentenze che hanno limitato gli "eccessi" di google.

MONOPOLIO NELLA WEB SEARCH: 
l'applicazione "motore di ricerca" di google ha ormai guadagnato un monopolio incontrastato. la classifica 2009 dei motori di ricerca utilizzati negli stati uniti è eloquente: gli utenti americani hanno effettuato su google quasi sette milioni di miliardi di ricerche, ovvero il 64,6% del totale. seguono, staccatissimi, yahoo! (1.726.060 milioni di miliardi, ovvero il 16% del totale) e msn/bing (1.156.415, 10,7%). 
in italia, se possibile, la supremazia di google è ancora più schiacciante. secondo una ricerca  del 2008 (è la ricerca più recente che sono riuscito a trovare) effettuata dall'azienda sems, specializzata nel search engine marketing, in italia gli utenti che usavano google erano l'86%, seguiti da un 5% che usava virgilio, un 4% yahoo.it, un 3% libero.it/arianna. 88%, invece, è l'impressionante percentuale degli italiani che nel 2008 ha effettuato un acquisto online solo dopo aver consultato google sul prodotto da acquistare. 

VIOLAZIONI DEL DIRITTO DI AUTORE: 
un tribunale tedesco ha condannato google per aver usato immagini coperte da copyright. 
negli stati uniti google ha dovuto affrontare una class action, raggiungendo con gli editori un accordo per 125 milioni di dollari. il vulnus del contendere era rappresentato da google books, un'applicazione che mette a disposizione online migliaia di testi (gratuiti) protetti da copyright.

MONOPOLIO PUBBLICITARIO: 
in italia google italia ha violato per anni le norme sulla libera concorrenza pubblicitaria. in seguito ad una denuncia della fieg, il garante dell'antitrust ha aperto un'istruttoria al termine della quale la multinazionale californiana è stata cotretta a rivelare "la percentuale di guadagni dei suoi affiliati al suo programma di inserzioni pubblicitarie". inoltre, per tre anni il motore di ricerca "dovrà restare separato dall'aggregatore di notizie". questo per evitare che google indirizzi la pubblicità sulla base delle ricerche degli utenti (attraverso i cookies google può tracciare le profilature degli utenti) .

VIOLAZIONI DELLA PRIVACY:
sotto accusa soprattutto google buzz e street view. il primo, ha collegato le mail personali degli utenti riunendole in un vero e proprio social network, nel quale i dati privati sono facilmente accessibili. la seconda applicazione ha invece registrato e conservato dati personali, sia "fisici" (ad esempio i numeri di targa) sia wi-fi. 




  a sinistra, la sobria telecamera che registra le immagini per street view.



a destra, un'auto sulla quale è installata la telecamera adibita alla registrazione delle immagini per street view. l'auto gira per la città e vi inquadra pure dove non batte il sole:


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lo cerco su google

google è una corporazione multinazionale leader nel campo del cloud computing e delle tecnologie di ricerca su internet. il cloud computing è un principio relativamente recente del web, basato sull'assioma "il browser è il computer". in base a questo assioma, ribadito con forza dall'amministratore delegato di google eric schmidth in occasione dell'evento google i/o 2010, in futuro non ci sarà più separazione tra le attività computistiche offline e online. per chiarirci, fino a oggi siamo stati abituati a utilizzare internet per le ricerche online e ad avviare dei software installati sul nostro pc per eseguire ogni altro tipo di operazione (scrivere un testo, ritoccare una foto, riprodurre un video, eccetera). a partire da domani, invece, la fruizione di applicazioni e servizi avverrà esclusivamente online e tutte le attività che siamo abituati a svolgere offline passeranno nella rete. al punto che anche la microsoft sta progettando una versione online del pacchetto office 2010

  

google primeggia da anni nel campo del cloud computing, avendo ottenuto un capillare monopolio nella gestione degli spazi e dei servizi che  è possibile mettere a disposizione dei navigatori tramite la rete. ricostruire la "galassia google" è un'operazione complessa che richiederebbe ben più di un semplice post.

 
cominciamo da alcuni dati essenziali: 

  • google, che nasce come azienda privata, è stata fondata il 4 settembre 1998 da sergey brin e lawrence page, studenti della stanford university in california. il motto iniziale dei due è molto significativo: "organizzare l'informazione del mondo e renderla universalmente accessibile ed efficace". emerge da subito l'ambizioso proposito di un'esponenziale espansione del brand a livello globale. il 19 agosto 2004 brin e page lanciano un'offerta pubblica iniziale delle azioni della società, allo scopo di quotarla sul mercato.
  • l'utile 2009 della multinazionale ha superato il tetto dei 6.500 miliardi di dollari.
  • ogni giorno il suo motore di ricerca riceve oltre un miliardo di richieste di ricerca e gestisce il traffico di 20 petabytes di dati. per intenderci, 1 petabyte equivale a 1.024 terabytes, 1 terabyte a sua volta equivale a 1.024 gigabytes: in sostanza 1 petabyte è uguale più o meno a un milione di gigabytes (come avere 2.000 hard disk da 500 gb pieni di dati). al giorno.
  • dal 1 settembre 2009 il copyright del design minimalista della home page è protetto da un brevetto. il brevetto è depositato presso il united states patent and trademark office. è un'iniziativa senza precedenti, poichè si tratta del primo caso in assoluto in cui una pagina web, o parte di essa, viene protetta da un diritto d'autore [fonte wikipedia].

mappare i servizi, le applicazioni e i software messi a disposizione da google è come cercare di disegnare l'infinito... la cifra, infatti, supera nettamente il centinaio. ne sa qualcosa il nostro premier, che "non sa navigare ma capisce appieno le potenzialità di internet" (ma che bell'ossimoro), ma sopratutto è riuscito a pronunciare google "gògol". ma, essendo egli coltissimo, probabilmente si riferiva al grande scrittore ucraino della prima metà dell'800.
i "prodotti google" si dividono in 4 categorie fondamentali:
  1. prodotti desktop 
  2. prodotti mobile 
  3. prodotti web
  4. prodotti hardware.
1. del primo tipo di prodotti fanno parte applicazioni ed estensioni per desktop quali google chrome un browser sulla scia di firefox della mozilla o internet explorer della microsoft; google desktop, un'applicazione di ricerca che indicizza ogni tipo di file sul nostro pc; google earth, un mappamondo virtuale in 3D che usa immagini satellitari e fotografia aerea; gmail,  una casella di posta elettronica; picasa, un programma di editing fotografico.
2. del secondo tipo di prodotti fanno parte servizi online e applicazioni scaricabili sui cellulari quali buzz, (novità del febbraio 2010) un social network che sfrutta gmail; google calendar, un calendario-agenda; google news, un aggregatore di notizie; i-google, una google home page personalizzata con una casella di ricerca google in alto e serie di gadget personalizzati in basso; google reader, un aggregatore di feed RSS.
3. del terzo tipo di prodotti fanno parte sopratutto gli advertising, ovverossia epperciocchè i prodotti a pagamento: adsense, pubblicità per i proprietari di un sito o di un blog. adwords, servizio per creare annunci su google e siti partner, pubblicati tramite adsense; analytics, servizio di analisi dei dati che consente di ottenere informazioni dettagliate sul proprio sito web e sull'efficacia delle campagne di marketing; checkout, servizio che aiuta a semplificare il processo di pagamento per acquisti online; earth pro, servizio che offre agli utenti aziendali una serie di strumenti più avanzati rispetto al google earth di base, quali la possibilità di importare dati, di misurare distanze e di stampare immagini ad alta risoluzione. [grazie a valentina].
4. del quarto tipo di prodotti è esemplificativo lo smartphone nexus.


è chiaro che questo schema non è rigido e che le 4 tipologie non sono caselle a se stanti: è possibile che un prodotto sia connotato dall'incrociarsi di più caratteristiche. youtube (piattaforma di video sharing acquistata da google il 10 ottobre 2006 per soli 1,65 miliardi di dollari), ad esempio, oltre ad essere un prodotto web, è anche un prodotto desktop perchè è possibile scaricare un'applicazione che consente di visualizzare sul proprio desktop i video preferiti.
in pratica è impossibile raccapezzarsi e districarsi nella selva di decine e decine di altri prodotti ideati dalla nostra amata sorella multinazionale. ma non temete, amici: per salvarci dalla diritta via che era smarrita google ha pensato anche a questo: gpanion è una startpage che mostra i servizi e le applicazioni più importanti di google in una sola pagina.


ma non è tutto oro quello che luccica. lo vedremo nel prossimo post...


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lunedì 17 maggio 2010

missione di pace eterna



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domenica 16 maggio 2010

lezione 14/5: corrispondenza di amorosi sensi (ma anche no) tra editoria e internet

ad oggi il dibattito sorto a proposito dell'introduzione del paywall nei siti di riferimento dei giornali cartacei si presenta veemente e di ardua soluzione. ciò che viene messo in discussione è la stessa definizione di gratuità della rete, ovvero uno dei principi primi che accompagnano internet fin dalla sua nascita.  un principio da sempre garante di facilità d'accesso e fruibilità della comunicazione. 

l'incremento dell'alfabetizzazione informatica e la conseguente diffusione dei supporti digitali (smartphone, i-pad, tablet, ecc.) ha ribaltato l'equilibrio tra le forze in gioco nella gestione dell'informazione giornalistica e culturale. il posizionamento del mercato, infatti, è sempre più orientato e veicolato dai produttori di macchine più che dagli editori, e il target di pubblico è individuato innanzitutto negli alfabetizzati digitali (soltanto il 60% delle persone che possiedono un computer accedono a internet). le risorse economiche, dunque, si concentrano nelle mani di chi produce "strumenti", a discapito di chi produce "contenuti". ad esempio, la apple impone a chi vuole veicolare contenuti culturali di corrispondere diverse tariffe obbligate (0,79 o 1,39 euro), specie in caso di downloading delle applicazioni per i supporti digitali che la multinazionale statunitense produce. in italia il primo quotidiano a rendersi scaricabile e leggibile sull'i-pad sarà repubblica.it.

il depauperamento del mondo dell'editoria ha subito un'accelerazione decisiva (e forse inesorabile) con la crisi economica globale sorta due anni fa. sono crollati i ricavi pubblicitari e diffusionali e sono aumentati i debiti e i passivi nei bilanci. gli editori hanno ritenuto di correre ai ripari aumentando i prezzi dei libri e dei giornali, ma la soluzione si è rivelata un insufficiente palliativo, e si è così imposta la necessità di intervenire nel nuovo business dell'editoria online

ecco che nasce l'idea del paywall e delle notizie a pagamento. è chiaro che dalla semplice idea alla sua concreta realizzazione occorrerà aspettare ancora molto (sempre che l'idea possa davvero prendere corpo), ma esistono già, per fare un esempio, intere sezioni a pagamento nei giornali online. Certo, l'opinione prevalente al momento è quella orientata a favore della gratuità delle news. se tutto è gratuito in rete, perché l'informazione non dovrebbe esserlo? i teorici del web e i guru dell'editoria sostengono che sia necessario, utile e giusto non fare pagare i contenuti sul web. tuttavia, è al contempo vero che da un punto di vista economico questa concezione appare come un autentico suicidio. è una filosofia "concettualmente giusta" ma "evidentemente insostenibile":  il contenuto culturale non può essere gratuito, possono esserlo i titoli, i flash, le breaking news, non possono esserlo il commento dell'esperto, né l'intervista, l'inchiesta, o l'approfondimento, ecc. perché in casi come questi, a fronte dei costi sostenuti, non si ottiene alcun guadagno. e se un contributo editoriale non viene pagato, perché porre attenzione alla sua qualità? perché non limitarsi ad un semplice copia&incolla delle news di agenzia e all'offerta di contenuti essenzialmente multimediali, più pratici e meno dispendiosi? l'idea che sta alla base del paywall consiste nel favorire il riconoscimento del mestiere dei giornalisti, delle loro capacità professionali e, dunque, dell'esclusiva della riproduzione dei contenuti. o forse finiremo tutti con il metterci all'asta su e-bay, come ha fatto questo ragazzo, luca francescangeli.

in ogni caso il modello di costruzione giornalistica non è affatto chiaro: l'edizione cartacea di una testata giornalistica è praticamente identica  a quella digitale, e sul web in sovrappiù è possibile trovare costanti aggiornamenti delle stesse notizie. 
l'informazione digitale offerta dagli editori è sovrabbondante, fin troppo generosa: quando i giornali hanno scoperto la rete, gli editori hanno avviato una corsa all'offerta informativa e culturale che è diventata un gioco al massacro dal quale sarà difficile uscire. come far accettare agli utenti navigatori il pagamento di un video, di un articolo, di una galleria fotografia? 

in definitiva, l'essenza della questione orbita attorno alla difficile definizione del diritto d'autore nella rete. in generale la violazione del copyright è sempre stata punita in modo severo, mentre per l'informazione non è mai successo. tuttavia, anche la notizia "copiata e incollata" rappresenta un servizio (?!) e il suo mancato pagamento diventa per l'editore la negazione di un guadagno (mah).
al contempo, proprio nel caso del "copia&incolla" è difficile capire chi bisogerebbe risarcire: in italia non esiste un'affidabile legge del diritto d'autore, anzi la pirateria rules. perfino il sito della camera dei deputati arriva a compiere un'operazione illegale (strano): ogni mattina offre agli utenti online un servizio gratuito (e che gratuito non dovrebbe essere), ovvero il pdf della rassegna stampa dei quotidiani. dinanzi alle obiezioni poste per una tale violazione del copyright la risposta dei parlamentari italiani è stata che si tratta "di un servizio per la comunità" (non sono meravigliosi?)

il tema del copyright è quindi trasversale a tutte le situazioni, nonchè fuori da ogni controllo e definizione chiara. anche in francia il dibattito è acceso: la legge anti-pirateria fortemente voluta dal presidente sarkozy (la così detta "dottrina sarkozy") è stata respinta dal consiglio costituzionale francese (vai coi torrent a manetta!).

in conclusione si può sostenere che la latitanza delle leggi è legata ad una difficoltà di definizione del "bene di consumo internet". cosa si può mettere in rete, cosa non si può mettere? è giusta la filosofia del copyleft, basata sulla gratuità di tutti i documenti, e dunque opposta al copyright?

una legislazione più precisa consentirebbe anche un maggiore controllo sullo stesso contenuto online. la diffusione di contenuti discriminatori o criminali, le diffamazioni e le violazioni del diritto alla privacy sono reati che, anche nel caso di pronte rimozioni o rettifiche (su internet, a differenza del cartaceo, si può immediatamente eliminare un'affermazione falsa o perseguibile a norma di legge), trovano l'immediato riscontro critico (talvolta anche il plauso) di milioni di navigatori, attraverso i social network, i news aggregator, youtube, i blog, ecc. è recente la polemica sulla diffusione in rete del video che mostrava il pestaggio di un disabile ad opera di alcuni bulli all'interno di una scuola. un giudice ha condannato google, proprietaria di youtube, per non aver fermato la pubblicazione del video: per il giudice il controllo va assicurato anche a fronte di milioni di video da visionare. 

si collocano sull'onda di queste problematiche gli approfondimenti assegnatici (alè!) dal professore per questa settimana: 

  1. google è una vera e propria multinazionale e non un semplice motore di ricerca, come i più ritengono. quali servizi (a pagamento) offre? quali motori di ricerca alternativi a google sono praticamente spariti a causa del suo monopolio nel mercato digitale? come funziona l'indicizzazione? apparentemente basata su criteri di preferenza, infatti, l'indicizzazione (ovvero la classifica dei siti, in ordine di diffusione e gradimento, che si materializza sulla pagina web di un utente al termine di una sua ricerca) consta innanzitutto di criteri economici: la classifica è meramente indotta, attraverso il pagamento di determinate gabelle feudali a google da parte di quei siti che intendono allargare la cerchia della propria utenza. quali altri "trucchi" utilizzano i management dei siti per scalare le classifiche di indicizzazione?
  2. quali sono le critiche a google? quali sono le violazioni accertate della multinazionale?
  3. qual è il concetto di copyright digitale? quali le proposte di legislazione e gli argomenti a favore?

stay tuned.


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sabato 15 maggio 2010

breaking cloud


from germany (19th in the global press freedom rankings - free):
sueddeutsche zeitung: uno dei più importanti quotidiani tedeschi.


from u.s.a. (24th in the global press freedom rankings - free):
boston.com: è il blog del boston globe. mette a disposizone dell'utente le immagini reperite dalle principali agenzie di stampa internazionali, riportate (e quindi migliorate) con una risoluzione più alta.
daily beast: fondato da una ex-direttrice di diversi settimanali statunitensi. in proposito c'è da dire che spesso i news aggregator devono la loro fortuna a fondatori conosciuti, dalla grande personalità, con molta disponibilità di denaro e numerosi contatti (in specie con  giornalisti che offrono gratuitamente le proprie capacità professionali).
new york times:/new york times global edition with the international herald tribune: l'edizione global è l'edizione per l'europa.  
newsday: quotidiano di long island a new york che ha totalizzato 35 (TRENTACINQUE) lettori paganti online a tre mesi dall’introduzione del paywall, con il conseguente crollo delle visite al sito e delle entrate pubblicitarie.
news & observer: il primo quotidiano, in america e nel mondo, a dotarsi di un sito di riferimento.
politico: news aggregator tematico che si avvale della collaborazione di numerosi insider, ovvero di opinionisti che trattano dei retroscena politici.
real clear politics: news aggregator tematico: al suo interno ci sono link che rimandano ad articoli sulla politica americana.
the huffington post: blog news aggregator che è arrivato a scalzare, per numero di contatti, il prestigioso washington post.


from u.k. (26th in the global press freedom rankingsfree):
bbc news: il sito di news della società radiotelevisiva tra le più autorevoli, diffuse e seguite al mondo. il carattere principale è la neutralità. contiene news da tutto il mondo, a cui si accede facilmente dalla mappa geografica posta sulla sinistra, divisa per aree continentali.
daily telegraph: nessuna particolare osservazione.
the guardian: orientato a sinistra.
the indipendent: nessuna particolare osservazione.
times online: la versione online del prestigioso times, di proprietà del magnate rupert murdoch.


from france (40th in the global press freedom rankings - free):
le figaro: quotidiano conservatore, è affine nell’impostazione ai quotidiani italiani: grandi titoli, a slogan, grandi foto.
le monde: quotidiano di indiscussa qualità, sia nella sua forma cartacea che in quella online.
liberation: giornale orientato a sinistra. interessante la sperimentazione operata dalla corrispondente versione cartacea, visivamente vicina al "tipo" del settimanale (molte foto in prima pagina e molte pagine tematiche)


from spain (47th in the global press freedom rankings - free):
el mundo/el mundo en orbyt: orbyt è un sistema di paywall, che consiste nell'inserimento in un sito di informazioni online di una sezione a pagamento. la sezione orbyt è scaricabile e leggibile su i-pod touch, i-phone e i-pad.  
el paìs/el paìs ediciòn global: come per il new york times, una versione nazionale e una globale. 


from italy (72th in the global press freedom rankings - partly free):
il post: ideato da luca sofri, è un news aggregator con una redazione interalmente online e diversi collaboratori. si tratta del primo tentativo in italia. presenta una serie di sezioni tematiche e di approfondimenti di secondo e terzo livello.  
parma.repubblica.it:  esempio italiano di giornalismo esclusivamente digitale, non esiste infatti una versione cartacea dell'edizione locale de la repubblica. quando il giornale di ezio mauro decise di fondare un'edizione locale nelle province dove il gruppo editoriale l'espresso era assente, parma fu una delle prescelte. tuttavia aprire una vera e propria redazione avrebbe comportato un dispendio economico troppo elevato, e si optò per il digitale.
unione sarda: il quotidiano fondato nel 1889 è stato il primo in italia a dotarsi di un sito internet di riferimento (1994).

 
from argentina (100th in the global press freedom rankings - partly free):
clarin: il sito del più importante quotidiano argentino.


ps: diverse frasi sono riprese (politically correct che sta per "copiate modificandole poco o niente") dai post dei miei colleghi, ai quali vi ho già rinviato nel precedente post "la sostanziale lezione di paolo ferrandi".


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