domenica 30 maggio 2010

21 e 28/5: due lezioni (s)oggettivamente inquietanti

metto subito in chiaro che il titolo è volutamente eccessivo. le lezioni del buon alfonso, non lo dico per piaggeria, non sono inquietanti. certo è che da quando sono arrivato in quel di parma le prospettive che mi sono state adombrate non sono affatto rosee. apprezzo di cuore che mi si dica come stanno realmente le cose, senza tentare di indorarmi la pillola. è un esercizio di crescita che ci spinge ad affrontare quello che ci aspetta. è uno stimolo a tenersi sempre pronti, a essere disposti a modellarsi ancora e ancora, in forme sempre nuove. aggiungo, inoltre, che se c'è da fare la così detta gavetta (= farsi schiavizzare per un po'), non mi tiro indietro. mai. aggiungo, ancora, che sono abituato a perseguire testardamente quello in cui credo. aggiungo, infine, che sono perfettamente conscio (com'è che dicono?) che "il posto fisso non può più essere garantito" e che "la mobilità è un valore". eppercciòtuttavia, questo corso, e in particolare queste ultime due lezioni (ma in generale l'intero corso di laurea, se è vero com'è vero che fin dal primo semestre le cose sono andate più o meno così), mi hanno, ci hanno indotto a elaborare una serie di riflessioni sul nostro futuro, con il relativo carico di dubbi e incertezze: ma noi, per cosa stiamo studiando? per apprendere o affinare gli strumenti in vista di quale mestiere? giornalisti, copincollatori, comunicatori di un marchio di pasta? saggisti, editori, edicolanti? panettieri? postini? astronauti? pochi di noi hanno le idee davvero chiare, e la prospettiva di dover riempire pagine di bolsa retorica per far eleggere un assessore o per promuovere una politica commerciale, francamente non mi entusiasma. non che l'interpretazione del mestiere di giornalista non porti già in seno (ehm... volevo dire "con sè", altrimenti chi lo sente filiberto guala) la percentuale di un simile rischio. per qualcuno potrebbe anzi essere la panacea di tutti i mali, la garanzia di un vivere placido. quando ho iniziato il corso, nel breve "interrogatorio" iniziale ho dichiarato che intendo vivere della mia scrittura, o almeno lo spero. in quel "mia" c'è molto, forse tutto. i giornalisti sono probabilmente i primi a non poter vivere della "propria" scrittura. ma esisterà sempre, sulla carta arborea o su quella elettronica, la possibilità di illustrare agli altri il mondo visto dai propri occhi. e non da quelli del proprio datore di lavoro. permettetemi di non rassegnarmi, a 26 anni, all'idea di vivere attraverso la volontà di qualcun altro. poi se ci sarà da aprirsi a nuove sfide, fosse anche quella di dover essere la "mente" di un partito o di un'azienda, raccoglierò il guanto da terra, e passerò al contrattacco.


ECCO GLI ARGOMENTI "INQUIETANTI": 

LA COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE
la comunicazione istituzionale riguarda l'identità di una realtà, che può essere pubblica (per esempio un'istituzione politica: un comune, un ministero, un governo) o privata (un'azienda). è un tipo di comunicazione non strettamente legato al risultato economico ma che mira a una forma di "trasparenza sociale" e di incremento della "qualità percepita" dall'utenza o dalla cittadinanza. per questo può essere propria anche di un ente pubblico, votato al conseguimento (o al rafforzamento) di un consenso. la comunicazione istituzionale non è una voce attiva nel bilancio ma rappresenta comunque un utile, poichè ha lo scopo di mantenere uno status, una posizione, un incarico. ciò che la contraddistingue dalla informazione è l'essere legata ad uno specifico interesse, a differenza del giornalismo che non deve (o meglio, non dovrebbe) avere interessi di parte nella trasmissione di una informazione. 
la comunicazione istituzionale pubblica mette a disposizione (o cerca di farlo) della collettività una serie di informazioni, servizi e strumenti, senza che questo debba per forza generare un rapporto di do ut des. non si ricerca un guadagno (comunicazione di prodotto), nè un consenso (comunicazione politica) ma si offre un servizio. sulla rete la comunicazione istituzionale pubblica deve possedere alcuni parametri imprescindibili: usabilità (facilità di accesso, presenza di sezioni logiche e ben accessibli, mappa del sito), accessibilità, interattività, trasparenza. 
a livello di comunicazione istituzionale pubblica, la regione sicilia offre un sito graficamente accettabile ma per niente pratico: l'unica concessione al "contatto" con i cittadini sono i link presenti nella colonna di sinistra, che rimandano ai contatti con gli assessorati e le segreterie della presidenza, ovvero numeri telefonici, siti web, caselle di posta elettronica. nella colonna di destra l'ufficio stampa della regione (con il relativo tg web settimanale) propone la rassegna delle attività (gaspare non fare commenti, gaspare non fare commenti, gaspare non fare commenti) della giunta regionale. le notizie sembrano già pronte per essere infornate in un giornale online



il sito del comune di palermo si presenta graficamente orrendo: confusionario, caotico, fatto apposta per scoraggiare qualsiasi tentativo di contatto con l'elite politica che governa la mia città (gaspare non fare commenti, gaspare non fare commenti, gaspare non fare commenti). 
nella colonna di sinistra l'ipocrisia più tronfia trova realizzazione concreta nel benvenuto del sindaco, mentre l'ufficio stampa risulta francamente ridicolo, offrendo i "lanci" di alcune conferenze stampa indette dal beneamato sindaco (qui l'editore ha deciso di censurare gaspare, e a nulla sono valse le proteste di quest'ultimo: beneamato è la parola giusta per descrivere il nostro sindaco, obbedisci!), conferenze scelte a caso tra quelle dell'intero anno solare. solo i "lanci", senza i relativi video, o quanto meno i resoconti scritti. e sono fermi al 2007. 


ma ecco che il comune di palermo ti sorprende così, in un giorno di maggio, e nella pagina principale inserisce anche un link relativo alla "legge sulla trasparenza" (oooooooh), che rimanda a un link con un elenco completo dei dirigenti comunali, aggiornato al 2008 (minchia, che prontezza di riflessi hanno in questo comune!). "scrollando" l'intera pagina, nascosto in fondo (in nome della trasparenza, più probabilmente per la vergogna), troviamo finalmente il link che rimanda alla tabella pdf che riporta le retribuzioni dei dirigenti comunali. scopro così che il segretario generale del comune di palermo, damiano li vecchi, ha (o aveva nel 2008, sarà mica aumentato?) uno stipendio di 236.376,30 euro annui. così, in un giorno di maggio. cosa avrà fatto per meritarseli, resta un mistero. per commiserazione non apro il pdf con le assenze e le presenze e passo agli esempi di comunicazione privata.

a livello di comunicazione istituzionale privata, un esempio chiaro è fornito dal sito di grande migliore, il gruppo che detiene diversi centri commerciali in tutta la sicilia occidentale.
il sito è semplice, graficamente gradevole (ho la sensazione di respirare dopo i pesantissimi siti istituzionali), di facile usabilità e immediata comprensibilità. nella fascia dei canali troviamo un link dedito ai servizi clienti (l'indicazione dei centri di assistenza e delle promozioni) e uno dedito alla presentazione dell'azienda e della sua storia.

un altro esempio di linearità è quello del sito dell'antica focacceria san francesco: l'accesso al sito è preceduto da un'intro musicata e animata, mentre il sito vero e proprio ci dà il benvenuto dei ristoratori e propone, sempre nella fascia dei canali, la storia e i "contatti" dello storico locale palermitano (che ora ha una sede anche a milano: faccio un po' di promozione a favore di una cosa bella della mia terra!). il sito è minimalista ed elementare, una scelta logica per un'azienda che non ha le dimensioni del grande centro commerciale.


LA COMUNICAZIONE COMMERCIALE
detta anche comunicazione di prodotto, spesso si confonde con la comunicazione istituzionale quando in questa mancano trasparenza, professionalità, rispetto delle regole. la comunicazione di prodotto mira non tanto (o non solo) a un ritorno di consenso ma di denaro. internet, regno dell'interattività, ha segnato una tappa decisiva in direzione di una maggiore distinzione tra questi due livelli di comunicazione: sul web "l'opacità" e l'ambiguità sono maggiormente soggette alla censura da parte degli utenti navigatori. a differenza di quanto avviene con gli altri media, infatti, la comunicazione sul web è più dinamica, interattiva, decentrata. 
cosa succede quando si incontrano i due livelli di comunicazione? che il livello istituzionale perde in trasparenza, chiarezza e affidabilità, la comunicazione diventa meno sicura e onesta: il professionista della comunicazione in questo caso nasconde i difetti e le mancanze (a volte i reati) di una politica pubblica o privata per calmierare o contenere le reazioni del pubblico, della società. accade con la pubblicità, accade con i comunicati stampa, forme di comunicazione mediate. su internet invece questo non è possibile, poichè la tracciabilità delle fonti inchioda l'azienda o l'istituzione alle sue (eventuali) responsabilità, e il feedback negativo (o positivo) dei navigatori è immediato e incisivo, senza possibili mediazioni.

# IL BRAND
è anche vero che la comunicazione istituzionale privata si avvicina come tipologia a quella di prodotto, nondimeno essa cerca sempre di mantenere alti i valori del brand, di associare al brand un valore da trasmettere, che sia personale, economico o consensuale. il messaggio istituzionale (e che non vuole essere di prodotto) deve essere chiaro, facilmente intellegibile: per questo spesso si usano gli script, frasi precotte che puntano sull'efficacia, sfruttando le profilature degli utenti cui si rivolgono. e per questo, al brand non si associa immediatamente un messaggio pubblicitario specifico o una didascalia esplicativa, che promuovano questo o quel prodotto: il brand ha una sua storia personale, è immediatamente riconoscibile, è comunicazione pura.
si definisce brand non solo il marchio, ma anche lo slogan, il messaggio politico, la persona (in genere un leader). il brand istituzionale può essere una semplice persona: ad esempio l'allenatore di calcio josè mourinho, appena passato al real madrid dopo due anni all'inter, è un brand personale che prescindeva dal brand costituito dalla squadra nerazzurra (a sinistra un tipico esempio di comunicazione commerciale legata a un brand personale). anche il presidente della cupol..... eeeeeehh volevo dire del consiglio (qui l'editore è nuovamente intervenuto a gamba tesa: non si fa!) silvio berlusconi è un brand personale che prescinde dal brand costituito dal partito popolo delle libertà. accanto al brand personale, si colloca il brand di una realtà, che può essere pubblica, come un comune o una regione, o privata, come il simbolo di un'azienda, di una multinazionale, o la bandiera di un club di calcio. 


LA COMUNICAZIONE POLITICA 
la comunicazione politica fa da spartiacque tra la comunicazione di prodotto e la comunicazione istituzionale. come la prima, ricerca un risultato, che tuttavia non è il guadagno ma il consenso (sarà...). mira cioè alla soddisfazione del ricevente, che delega all'emittente il compito di rappresentarlo. essa non ha intermediari come la comunicazione di prodotto (ad esempio la pubblicità), e il confine tra le due risulta talvolta labile. tuttavia, la comunicazione politica non ragiona solamente in termini opportunistici e di profitto (dice, prof?). o meglio, i messaggi più opportunistici sono inseriti tra le righe del discorso politico ma non possono (e non devono) essere così smaccatamente rappresentati (ah, ecco). la comunicazione politica sottintende un ragionamento, un coinvolgimento, un lavoro di comunicazione sottile, a differenza del marketing politico (l'equivalente in politica della comunicazione commerciale), che è fatto di slogan, di manifesti, di trasmissione emozionale. sostanzialmente, la differenza tra la comunicazione politica e il marketing politico è l'ipocrisia della prima (che pretende un ragionamento da parte della "clientela" elettorale) contro la sfacciataggine della seconda, più emozionale (gaspare ora basta, stai esagerando! qua ti giochi il posto di lavoro!)
i canoni della comunicazione politica sono uguali a qualunque partito o associazione, il tutto sta nel saperli usare: bisogna saper scrivere, saper parlare, saper convincere. più informazioni il politico fornisce ai suoi elettori, più ne riceverà attraverso i feedback: la comunicazione politica, quando è coltivata, è vincente.
nella storia della società occidentale da sempre la comunicazione "puntella" la politica: john kennedy ha vinto le elezioni perchè ha stracciato richard nixon nel duello televisivo del 26 settembre 1960 negli studi della CBS (ahi, prof., la sfida non si è svolta nel 1962, ma che mi combina?). uno dei più grandi comunicatori politici è stato charles de gaulle, un "semplice" militare (non sottovalutateli mai. bene che vada, vi sparano).
quali sono le persone impiegate per questo tipo di comunicazione? sono persone che sappiano fare "campagna door to door", persone che sappiano chiedere finanziamenti, persone che sappiano "spiare" gli avversari. sono consiglieri, analisti, spie, world watchers (esperti di "surf della rete", che scovano informazioni e dati viaggiando per tutto il web).
quali sono le figure più importanti in questo ambito?

- i portavoce: portano in modo referenziale la voce, il messaggio del leader, di un partito, di un'azienda. sono un elemento di filtro che permette di avvicinare l'argomento al pubblico, allo scopo di testarne la reazione: se l'impatto con l'utenza è negativo, il leader può anche prendere le distanze dal suo stesso portavoce e correggere il messaggio. la loro è una fondamentale funzione di mediazione.

- lo staff di comunicazione: giornalisti o ex del settore, che mantengono i rapporti con i mezzi di comunicazione (a differenza dei portavoce, che non parlano ai mezzi di comunicazione ma direttamente al pubblico).

- gli spin doctor: sono consiglieri strategici che indirizzano il politico sugli interventi da effettuare, soprattutto per quanto concerne l'immagine o la scrittura di un discorso (e l'osservazione dei discorsi e della dialettica degli avversari, onde rispondere a tono).

la regola numero uno, dunque, è studiare l'avversario, analizzarlo, "viaggiare dentro i documenti", preparare dossier per demonizzarlo, per distruggerlo. in pratica, il team di assistenti ed esperti della comunicazione che sostiene un politico vale più del politico stesso.
è una strategia politica rischiosa, che può degenerare nel penale se non si presta attenzione: l'etica di una società civile, di un paese, si misura anche così: in america, ad esempio, questo tipo di comunicazione politica è una pratica diffusa, e l'avversario "pizzicato" dovrà incassare sportivamente e ammettere le proprie responsabilità con onestà. bill clinton è stato distrutto non da una perversione sessuale ma dalle sue bugie: in questo modo, forse non si rispettano le regole di una leale comunicazione, ma sicuramente si osservano in maniera rigida quelle della legge.
e in italia? e in italia.................(gaspare, qui non te lo chiedo neanche di non fare commenti... ma cosa vuoi commentare? la scomparsa dello spirito civile anzi umano?).......................
in italia l'assenza di editori puri (raiset.......ehm volevo dire mediaset appartiene a silvio berlusconi, la7 alla telecom, eccetera) stravolge queste norme della comunicazione e crea una viziosa contaminazione tra i generi. nell'ambito politico distinguiamo due tipi di comunicazione, quello vincente del centro-destra e quello fieramente/testardamente/eternamente perdente del centro-sinistra. il primo è emotivo, ha un mandato identitario, è positivo e rassicurante, trasversale nella ricerca del consenso tra le varie classi sociali. quella del centro-destra è una comunicazione codificabile, in quanto simbolica: utilizza dei codici di linguaggio che sono sempre gli stessi da anni: "comunisti", "extracomunitari", "popolo". il centro-destra si è impadronito della parola "italia", ormai identificabile con "forza italia", e della parola "libertà", indissolubilmente legata a "casa delle libertà" o "popolo delle libertà". la lega usa una parola scontata, quale "federalismo": è chiaro che tutti sono a favore di una distribuzione equa del potere alle regioni, e che tutti i partiti sono in un certo senso favorevoli al federalismo, ma ora questo termine si identifica con un partito, che ha trasformato quella parola in una bandiera. il pubblico italiano viene martellato decine, centinaia di volte al giorno con questo termine, finchè non ne viene avvolto come in una cortina, assimilandolo. perchè in italia la politica non è partecipazione (g.g. dove sei?) ma è delega, è deresponsabilizzazione, per cui si affida al politico la capacità di dire quel che vogliamo sentirci dire. italia, amore mio!

(è la) fine.


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4 commenti:

accursio venezia ha detto...

Gasperino!!! Ci dobbiamo aprire un panificio!!??

il mahatma ha detto...

sì, decisamente

robs ha detto...

Posso commentare la foto in basso???"L'evoluzione umana"...io non mi sento evoluta!!!

il mahatma ha detto...

è una vignetta satirica, quindi volutamente paradossale ;)

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