domenica 16 maggio 2010

lezione 14/5: corrispondenza di amorosi sensi (ma anche no) tra editoria e internet

ad oggi il dibattito sorto a proposito dell'introduzione del paywall nei siti di riferimento dei giornali cartacei si presenta veemente e di ardua soluzione. ciò che viene messo in discussione è la stessa definizione di gratuità della rete, ovvero uno dei principi primi che accompagnano internet fin dalla sua nascita.  un principio da sempre garante di facilità d'accesso e fruibilità della comunicazione. 

l'incremento dell'alfabetizzazione informatica e la conseguente diffusione dei supporti digitali (smartphone, i-pad, tablet, ecc.) ha ribaltato l'equilibrio tra le forze in gioco nella gestione dell'informazione giornalistica e culturale. il posizionamento del mercato, infatti, è sempre più orientato e veicolato dai produttori di macchine più che dagli editori, e il target di pubblico è individuato innanzitutto negli alfabetizzati digitali (soltanto il 60% delle persone che possiedono un computer accedono a internet). le risorse economiche, dunque, si concentrano nelle mani di chi produce "strumenti", a discapito di chi produce "contenuti". ad esempio, la apple impone a chi vuole veicolare contenuti culturali di corrispondere diverse tariffe obbligate (0,79 o 1,39 euro), specie in caso di downloading delle applicazioni per i supporti digitali che la multinazionale statunitense produce. in italia il primo quotidiano a rendersi scaricabile e leggibile sull'i-pad sarà repubblica.it.

il depauperamento del mondo dell'editoria ha subito un'accelerazione decisiva (e forse inesorabile) con la crisi economica globale sorta due anni fa. sono crollati i ricavi pubblicitari e diffusionali e sono aumentati i debiti e i passivi nei bilanci. gli editori hanno ritenuto di correre ai ripari aumentando i prezzi dei libri e dei giornali, ma la soluzione si è rivelata un insufficiente palliativo, e si è così imposta la necessità di intervenire nel nuovo business dell'editoria online

ecco che nasce l'idea del paywall e delle notizie a pagamento. è chiaro che dalla semplice idea alla sua concreta realizzazione occorrerà aspettare ancora molto (sempre che l'idea possa davvero prendere corpo), ma esistono già, per fare un esempio, intere sezioni a pagamento nei giornali online. Certo, l'opinione prevalente al momento è quella orientata a favore della gratuità delle news. se tutto è gratuito in rete, perché l'informazione non dovrebbe esserlo? i teorici del web e i guru dell'editoria sostengono che sia necessario, utile e giusto non fare pagare i contenuti sul web. tuttavia, è al contempo vero che da un punto di vista economico questa concezione appare come un autentico suicidio. è una filosofia "concettualmente giusta" ma "evidentemente insostenibile":  il contenuto culturale non può essere gratuito, possono esserlo i titoli, i flash, le breaking news, non possono esserlo il commento dell'esperto, né l'intervista, l'inchiesta, o l'approfondimento, ecc. perché in casi come questi, a fronte dei costi sostenuti, non si ottiene alcun guadagno. e se un contributo editoriale non viene pagato, perché porre attenzione alla sua qualità? perché non limitarsi ad un semplice copia&incolla delle news di agenzia e all'offerta di contenuti essenzialmente multimediali, più pratici e meno dispendiosi? l'idea che sta alla base del paywall consiste nel favorire il riconoscimento del mestiere dei giornalisti, delle loro capacità professionali e, dunque, dell'esclusiva della riproduzione dei contenuti. o forse finiremo tutti con il metterci all'asta su e-bay, come ha fatto questo ragazzo, luca francescangeli.

in ogni caso il modello di costruzione giornalistica non è affatto chiaro: l'edizione cartacea di una testata giornalistica è praticamente identica  a quella digitale, e sul web in sovrappiù è possibile trovare costanti aggiornamenti delle stesse notizie. 
l'informazione digitale offerta dagli editori è sovrabbondante, fin troppo generosa: quando i giornali hanno scoperto la rete, gli editori hanno avviato una corsa all'offerta informativa e culturale che è diventata un gioco al massacro dal quale sarà difficile uscire. come far accettare agli utenti navigatori il pagamento di un video, di un articolo, di una galleria fotografia? 

in definitiva, l'essenza della questione orbita attorno alla difficile definizione del diritto d'autore nella rete. in generale la violazione del copyright è sempre stata punita in modo severo, mentre per l'informazione non è mai successo. tuttavia, anche la notizia "copiata e incollata" rappresenta un servizio (?!) e il suo mancato pagamento diventa per l'editore la negazione di un guadagno (mah).
al contempo, proprio nel caso del "copia&incolla" è difficile capire chi bisogerebbe risarcire: in italia non esiste un'affidabile legge del diritto d'autore, anzi la pirateria rules. perfino il sito della camera dei deputati arriva a compiere un'operazione illegale (strano): ogni mattina offre agli utenti online un servizio gratuito (e che gratuito non dovrebbe essere), ovvero il pdf della rassegna stampa dei quotidiani. dinanzi alle obiezioni poste per una tale violazione del copyright la risposta dei parlamentari italiani è stata che si tratta "di un servizio per la comunità" (non sono meravigliosi?)

il tema del copyright è quindi trasversale a tutte le situazioni, nonchè fuori da ogni controllo e definizione chiara. anche in francia il dibattito è acceso: la legge anti-pirateria fortemente voluta dal presidente sarkozy (la così detta "dottrina sarkozy") è stata respinta dal consiglio costituzionale francese (vai coi torrent a manetta!).

in conclusione si può sostenere che la latitanza delle leggi è legata ad una difficoltà di definizione del "bene di consumo internet". cosa si può mettere in rete, cosa non si può mettere? è giusta la filosofia del copyleft, basata sulla gratuità di tutti i documenti, e dunque opposta al copyright?

una legislazione più precisa consentirebbe anche un maggiore controllo sullo stesso contenuto online. la diffusione di contenuti discriminatori o criminali, le diffamazioni e le violazioni del diritto alla privacy sono reati che, anche nel caso di pronte rimozioni o rettifiche (su internet, a differenza del cartaceo, si può immediatamente eliminare un'affermazione falsa o perseguibile a norma di legge), trovano l'immediato riscontro critico (talvolta anche il plauso) di milioni di navigatori, attraverso i social network, i news aggregator, youtube, i blog, ecc. è recente la polemica sulla diffusione in rete del video che mostrava il pestaggio di un disabile ad opera di alcuni bulli all'interno di una scuola. un giudice ha condannato google, proprietaria di youtube, per non aver fermato la pubblicazione del video: per il giudice il controllo va assicurato anche a fronte di milioni di video da visionare. 

si collocano sull'onda di queste problematiche gli approfondimenti assegnatici (alè!) dal professore per questa settimana: 

  1. google è una vera e propria multinazionale e non un semplice motore di ricerca, come i più ritengono. quali servizi (a pagamento) offre? quali motori di ricerca alternativi a google sono praticamente spariti a causa del suo monopolio nel mercato digitale? come funziona l'indicizzazione? apparentemente basata su criteri di preferenza, infatti, l'indicizzazione (ovvero la classifica dei siti, in ordine di diffusione e gradimento, che si materializza sulla pagina web di un utente al termine di una sua ricerca) consta innanzitutto di criteri economici: la classifica è meramente indotta, attraverso il pagamento di determinate gabelle feudali a google da parte di quei siti che intendono allargare la cerchia della propria utenza. quali altri "trucchi" utilizzano i management dei siti per scalare le classifiche di indicizzazione?
  2. quali sono le critiche a google? quali sono le violazioni accertate della multinazionale?
  3. qual è il concetto di copyright digitale? quali le proposte di legislazione e gli argomenti a favore?

stay tuned.


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2 commenti:

Giulia Conti ha detto...

io dico GRAZIE!!!
utilizzerò il tuo post per "recuperare" la lezione persa
;)

giulia
http://planetexpress.splinder.com

il mahatma ha detto...

io dico prego! figurati!

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