mercoledì 5 maggio 2010

lezione del 30/04: i miei ragguardevoli anacronismi


ATTENZIONE: NON LEGGETE QUESTO PARAGRAFO!
preferisco ryszard kapuscinski che attraversa la giungla della liberia e affronta il deserto del sahel in nordafrica per andare a scovare gli invisibili tuareg.
preferisco roberto saviano che si inoltra tra i mille e mille container del porto di napoli a bordo del suo motorino.
preferisco pippo fava che nel giornale da lui diretto si scaglia contro i suoi stessi editori.
certo io non posso dire se avrò mai questa forza, questo coraggio, questa determinazione: sono solo uno studente, non possiedo tesserini, non faccio parte di un albo.
mi viene detto che nel web il lavoro di giornalista si riduce ad un semplice "copia&incolla", che questo è il futuro, che il sistema "fast food" dell'informazione digitale prenderà il sopravvento. già oggi 1/5 degli italiani si informa in rete, a fronte di 1/10 che continua a comprare il giornale in edicola. prevale, chissà ancora per quanto, l'informazione televisiva dei telegiornali (1/3 della popolazione italiana).
ma io il passacarte non lo faccio. resto convinto che il giornalista sia forgiato di talento e passione veri. e che debba consumarsi piedi e polpastrelli inseguendo i fatti, un cane a guardia della verità. l'accento retorico insito in un'affermazione simile è cancellato dal pensiero che ci sono giornalisti che ogni giorno scendono in strada, scavano nel fango e ci mettono la faccia, senza ricorrere necessariamente al backofficedigitaldivideabstractfeedrss. penso a lirio abbate, penso a pino maniaci e alla sua telejato.
non tutti possono dirsi giornalisti, come non tutti possono dirsi medici, architetti, spazzini. ho visto netturbini spazzare la strada con la stessa dedizione che impiegherebbero nel pulire la propria casa. altri invece godersi amene passeggiate con la scopa in mano. per questo non accetto che chiunque abbia qualcosa da dire sia automaticamente qualificato come esperto del mestiere, fermo restando che a ciascuno è garantito l'esercizio della propria libertà di parola. ma questo non è sufficiente a delineare un giornalista.
tuttavia mi rendo conto di quanto una siffatta posizione sia anacronistica (anche usare "siffatta" è anacronistico, e del resto la stessa parola "anacronistico" suona abbastanza anacronistica. forse lo sono io. intendo siffatto). come dice il buon alessandro, "ci troviamo nel mezzo, tra due fuochi". da una parte la compressione dello spazio concesso all'interpretazione, al commento, alla disamina del giornalista, fino alla extrema ratio del sito TED, un "grande distributore" di video non corredati da alcun articolo (una volta erano le immagini a corredare gli articoli...). il professore ha individuato in TED il futuro dell'informazione sulla rete. un'informazione non mediata che connette il lettore direttamente alla fonte. dall'altra parte nel magma dell'interazione digitale si agitano flussi di democrazia partecipativa, poichè attraverso la rete trova concretezza il coinvolgimento nella cosa pubblica di cittadini altrimenti irraggiungibili.
se così sarà, se un futuro digitalizzato attende gli scribacchini, si dovrà smettere di appellare come "giornalista" quello che a conti fatti è un semplice "postino". chiamatelo "informatore", "comunicatore", chiamatelo "conduttore elettrico". resto convinto che l'energia rivoluzionaria che pulsa nel cuore di ogni parola troverà sempre qualcuno disposto a liberarla, a lasciarla sprigionare, foss'anche in un e-book. la sfida è aperta, dunque, e chiama quelli di noi che riusciranno a intraprendere questa professione (ma quanto ottimismo!) a profondere impegno e abnegazione nello scovare forme sempre nuove di legittimazione della parola, anche nel mondo del backofficedigitaldivideabstractfeedrss. a proposito di quello che ci attende, il gesto ammonitore del prof. è più che eloquente:



inoltriamoci ora fra i topic affrontati durante la lezione attraverso i miei

APPUNTI ALQUANTO ESAUSTIVI:

1. question namber uan: le profilature gli utenti
l'odierna riflessione prende le mosse dalla constatazione di una semplice regola: qualunque sito di informazione online si pone come obiettivo l'aumento del numero dei propri lettori senza che per questo sia intaccato il numero di abbonati e lettori del quotidiano cartaceo di riferimento. un obiettivo che in questi ultimi anni si è rivelato arduo da conseguire, innanzitutto in virtù della crisi economica che ha colpito l'intero sistema solare e in particolare il settore dell'editoria. a risentire maggiormente della crisi nelle vendite sono stati più i quotidiani nazionali che quelli locali, e per due ordini di motivi. la prima ragione è rintracciabile nella ridotta offerta contenutistica che i siti web dei quotidiani locali propongono ai navigatori rispetto ai siti web dei quotidiani nazionali. la seconda ragione è legata al target di pubblico dei quotidiani locali, che sono rivolti a cittadini territorialmente legati ai fatti raccontati.
l'andamento della diffusione della stampa è monitorato tramite un sistema di misurazione dei dati di vendita ideato dall'associazione ADS, "accertamenti diffusione stampa". i dati sono relativi sia alla stampa cartacea sia alla stampa digitale e vengono diffusi con cadenza mensile. i dati di rilevazione sul web sono ottenuti attraverso un conteggio del numero di clic che ottiene un dato articolo o un dato supporto multimediale (audio, video, immagine); oppure attraverso il rendiconto del numero di visite che un dato sito ottiene o di commenti che un dato articolo ottiene, perfino di e-mail che i lettori inviano alla casella di posta di un giornalista o di un autore. inoltre, "top ten" o "top five" degli articoli più letti e/o commentati vengono continuamente stilate attraverso (ma quante volte ho già detto attraverso?) algoritmi di software che aggiornano in automatico tali classifiche. attraverso (già mi mancava) queste raccolte di dati (ma quante volte ho detto dati?) è possibile tracciare le profilature degli utenti a fini pubblicitari. nel marketing editoriale digitale le profilature rappresentano una frontiera non ancora esplorata in tutto il suo potenziale. l'utente lascia sul web tracce visibili del proprio passaggio (ad esempio i cookies) che gli esperti di marketing possono "leggere" per indirizzare la pubblicità verso precisi target, basandosi sulle preferenze della "clientela" utente. un efficace servizio di profilatura è offerto da gooooooogle analytics. sul cartaceo il sistema delle profilature si è sviluppato da più tempo, ma con metodi piuttosto rudimentali, quali ad esempio il lancio di concorsi a premi. vi chiederete che fine faccia in questo marasma la tutela della privacy? bellamente ignorata.

2. question namber tu: le redazioni online
45 professionisti del "copia&incolla" per repubblica.it, "appena" 20 per corriere.it. sono queste le cifre delle redazioni online del primo e del secondo dei quotidiani digitali più letti in italia. si tratta di cifre che talvolta non appartengono neanche a un giornale di provincia. eppure queste redazioni sono lontane per dimensioni da quelle cartacee: una certa diffidenza del giornalista tradizionale (forse un darwiniano spirito di conservazione) inibisce il suo spirito modernizzatore. i giornalisti non sono ancora abituati alla logica digitale, piuttosto restano ancorati a un passaggio "fisico" delle informazioni.
le redazioni online sono sempre più orientate verso la multimedialità e la crossmedialità. fino a 3 anni fa, invece, era più difficile trovare gallerie fotografiche e videografiche sui siti di informazione, poichè mancavano una capacità di banda per sostenerle e le strutture tecnologiche per caricarle. adesso, grazie al wi-fi e al wi-max, la diffusione dell'informazione sta ottenendo una copertura più capillare sul territorio nazionale. il resto lo fanno i lettori digitali (laptop, smart phone, i-touch, i-phone, i-pod, i-pad, i-bad, i-sad, my-god).
dunque, è la tecnologia a plasmare il mercato dell'informazione. non c'è nulla (NULLA) di giornalistico, perchè sul web non esiste necessità del testo: l'utente navigatore sceglie cosa vedere e crea il proprio testo personale. ecco che il lavoro di back-office delle redazioni diventa un "semplice" lavoro di manualità tecnologica (l'ho già detto non chiamatelo giornalismo?).



confronta: alessandro zanelli, anna guidazzi e andrea vighi. consiglio inoltre di leggere il post di sante cantuti, una brillante interpretazione degli argomenti di questa lezione in chiave greco-tragica...


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2 commenti:

sante ha detto...

Anche a me non piace la tendenza che si sta prendendo oggi nel giornalismo. Soprattutto non mi piace la rassegnazione totale al quale ci vogliono educare. C'è sempre tempo per dire "è tutto uno schifo" oppure "era meglio prima". Abbiamo poco più di vent'anni e se c'è un giornalismo che non ci piace possiamo tentare di crearne uno migliore, anche con le tecnologie se è inevitabile. Hanno creato il Fatto Quotidiano, indipendente economicamente dallo Stato e politicamente dai partiti, perché noi non possiamo fare altrettanto? Abbiamo bisogno della grinta che hai tu!

il mahatma ha detto...

ti ringrazio! se è vero che il giornalismo cartaceo nella sua forma attuale è destinato ad essere sopraffatto, è anche vero che nascono sempre forme nuove di interpretazione dell'informazione, come i "non-fiction novel" alla saviano o un giornale come "il fatto" da te menzionato. per adesso penso che, più realisticamente, possiamo puntare a insinuarci come "virus" e provare a ritagliarci un nostro spazio, poi un domani chissà cosa potremo/vorremo combinare!

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