giovedì 20 maggio 2010

riflessioni (non mie) sul copyright digitale

dal sito dirittodautore.it traggo (=copio) queste riflessioni dell'avvocato giovanni d'ammassa, direttore del sito e della rivista di riferimento dante, sull'avvento del digitale nell'ambito della legislazione editoriale:

l'evoluzione della tutela internazionale
dato lo sviluppo avanzato dei sistemi di comunicazione della nostra era e dei mezzi che facilitano la riproduzione, la protezione dell'opera artistica è diventata molto più complessa e si richiede oggi una tutela non più esclusivamente nazionale ma internazionale.
sono state così stipulate dapprima una serie di convenzioni tra i diversi stati, che sono poi sfociate nella "unione per la protezione delle opere letterarie e artistiche" (nota come convenzione di berna) sottoscritta a berna nel 1886, di cui l'ultima revisione è del 1971.
nel 1952 fu inoltre firmata a ginevra la convenzione universale del diritto d'autore, entrata in vigore nel 1955, mentre a roma nel 1961 fu firmata la convenzione per la protezione dei diritti degli esecutori, interpreti e produttori fonografici.
nel 1994 è ratificato l'accordo TRIPS sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio, mentre del 1996 sono i due trattati WIPO, il WIPO copyright treaty (WCT) e il WIPO performances and phonograms treaty (WPPT).
l'obiettivo del legislatore internazionale è quello di raggiungere una tutela sovranazionale del diritto d'autore armonizzata, per ridurre le distorsioni e gli impedimenti nel commercio internazionale e tenendo conto della necessità di promuovere una protezione sufficiente ed efficace dei diritti di proprietà intellettuale, nonché di fare in modo che le misure e le procedure intese a tutelare i diritti di proprietà intellettuale non diventino esse stesse ostacoli ai legittimi scambi.

la società dell'informazione
una svolta epocale nella fruizione delle opere dell'ingegno, che può essere pari a quella dell'invenzione della stampa, è determinata dalla digitalizzazione. l'opera, scorporata dal supporto fisico tradizionale, è trasformata in un flusso di numeri (sequenze di 0 e di 1) che sono trasmessi in qualsiasi modo e in qualsiasi luogo, e permettono di ricostruirla in maniera identica all'originale.
si verifica così una trasmissione di massa dell'opera a costi bassissimi, se non nulli (anche di immagazzinamento), senza perdita di qualità. la trasmissione può avere luogo non solo da punto a massa, come succede per esempio con la trasmissione dei programmi televisivi via etere, ma anche da punto a punto.
l'opera è fruibile senza che l'utente sia in qualche modo obbligato a recarsi fisicamente nei luoghi tradizionali della cultura (negozi di libri o di dischi, cinema, teatro, concerto, e così via), ricevendola direttamente sul terminale abilitato (telefono, palmare, computer, e altro). l'opera è fruita nel luogo e nel momento scelto dal consumatore.
dall'opera possono essere tratte innumerevoli copie dalla qualità identica. l'opera è "dematerializzata" in quanto non più incorporata in un supporto.
sembra quindi estinguersi la figura dell'intermediario, rappresentato dall'industria cosiddetta "culturale": l'autore, l'artista, ha invece la possibilità di raggiungere direttamente il suo pubblico, non ha bisogno di riprodurre su un supporto le proprie opere, di immagazzinarle, di trasportarle, e non è ostacolato dalle frontiere e dalle dogane.
il consumatore trasmette con facilità le copie digitali realizzate a costi nulli, il più delle volte non è conscio di compiere un atto illecito, è difficilmente individuabile, e un'azione nei suoi confronti è antieconomica e impopolare.
vi è notevole difficoltà di controllo della circolazione dell'opera.
tutti questi aspetti hanno negli ultimi anni fortemente condizionato il legislatore, il quale, già alla fine degli anni '80, ha cominciato a studiare una soluzione che portasse a una regolamentazione della circolazione dell'opera dell'ingegno nella c.d. società dell'informazione che tenesse conto degli interessi di autori, industria culturale e pubblico, e del diverso modo di fruizione delle opere.
il dibattito ha portato quindi alla redazione dei due trattati WIPO di cui sopra, recepiti negli stati uniti con il DMCA (digital millenium copyright act) e in europa con la direttiva 2001/29/CE.

dal blog cash cow di uno studente di reggio emilia traggo (=copio) questi appunti delle lezioni di "economia, reti e informazione" sul copyright digitale e sulla legge DMCA che negli stati uniti sancisce severissime pene per la violazione del copyright sul web. 

DMCA: barriere tecnologiche a protezione del copyright

che cos’è il DMCA 

il digital millenium copyright act è una legge del 1998 introdotta negli stati uniti dall’amministrazione clinton che punisce con sanzioni fino a 500.000$ e 5 anni di reclusione (moltiplicato per il numero di illeciti) ogni accorgimento in grado di eludere i dispositivi tecnologici di protezione posti a difesa di informazioni coperte da copyright. vengono vietati tutti i prodotti, le tecnologie e i servizi che consentono di eludere le protezioni ed abilitare la copia delle informazioni protette. inoltre, a copyright scaduto, tali protezioni rimangono attive, così come il divieto alla loro rimozione. il risultato è l’estensione a tempo infinito del copyright. il DMCA è in aperta contraddizione con il I emendamento della costituzione americana che sancisce la libertà di espressione:

Congress shall make no law respecting an estabilishment of religion, or prohibiting the free exercise thereof; or abridging the freedom of speech, or af the press; or the right of the people peaceably to assemble, and to petition the government for a redress of grievances.

l’industria dell’informazione utilizza il DMCA come deterrente per scoraggiare le copie illegali andando di fatto a ridurre la libertà di espressione dei consumatori. 


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