sabato 11 dicembre 2010

"con la cultura non si mangia"

tra le tante mail che il rettore massimo lagalla dell'università degli studi di palermo si ostina a inviarmi, qualche tempo fa me n'è arrivata una per lo meno inquietante. era una mail riguardante le possibilità di tirocinio che l'università di palermo offre, con un elenco delle aziende convenzionate e delle specifiche facoltà di riferimento.  ad essere inquietante è la presenza di una sola proposta riguardante la facoltà di lettere e filosofia, dalla quale provengo, ma sopratutto lo era il contenuto della stessa.

 ecco un ingrandimento dell'oggetto delle attività del tirocinio:

lo riscrivo, se non fosse sufficientemente leggibile: "lo stage si svolgerà all'interno del negozio louis vuitton in costante affiancamento ad esperti venditori. lo stagiaire avrà la possibilità di avere una visione a 360 gradi della realtà dei beni di lusso, apprenderà le tecniche di vendita e acquisirà un'ottima conoscenza del prodotto, del brand LV e in generale del funzionamento del mondo della moda. potrà inoltre sviluppare le proprie capacità comunicative e relazionali e approfondire l'uso delle lingue straniere grazie ad un costante rapporto con la clientela". 

rifletto sul fatto che si tratta di un tirocinio per laureati in lettere e filosofia. quale sarebbe l'idoneità? la possibilità che lo stagiaire/commesso "sviluppi le proprie capacità comunicative e relazionali" con i clienti? o quella di "avere una visione della realtà dei beni di lusso"? cosa c'entrano i beni di lusso con la storia dell'arte, il latino, la letteratura, l'antropologia, la filosofia? con il cinema, il teatro, la musica, la linguistica, la filologia? 

Segni dei bombardamenti alleati in via Albergheria
di questa insensatezza non è certo responsabile louis vuitton, che persegue solo il suo target, guadagnare con il lavoro gratuito dei tirocinanti e dare visibilità al brand presso un pubblico giovanile. ma che tipo di formazione viene chiesta agli studenti palermitani di lettere e filosofia? e che tipo di prospettiva viene adombrata? qual è il valore che la società palermitana attribuisce alla cultura umanistica? penso all'assenza di una scuola di giornalismo, chiusa qualche anno fa per mancanza di fondi. o all'assenza dei quotidiani nazionali, fatta eccezione per repubblica palermo. o all'insufficienza di quelli locali, con il monopolio politico e ideologico del giornale di sicilia di palermo e de la sicilia di catania. penso ai tanti, troppi monumenti abbandonati a se stessi. al rischio crollo della bellissima chiesa della "gancia" o dell'arco della "zisa", antica villa normanna. penso che si spendono più di 15 milioni di euro per un parcheggio dichiarato inagibile dopo l'inaugurazione, mentre manca da 60 anni un piano di recupero del centro storico, che in certe zone mostra ancora i segni dei bombardamenti alleati durante la seconda guerra mondiale
penso alla laurea specialistica a honoris causa che il rettore lagalla ha voluto conferire a maurizio ughi, presidente e amministratore della snai, la società di scommesse e pronostici

per gli studenti palermitani, davvero, fare cultura sembra essere una scommessa, un azzardo, una mossa "poco furba". poveri ingenui! mi chiedo quale miracolo sostenga ancora una città che ogni giorno riesce a sopravvivere a se stessa. e mi ci romperò la testa nel tentativo di trovare una risposta. 


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