sabato 29 gennaio 2011

Parola copernicana: prostituta

prostituta: termine tristemente attuale, diffuso sui giornali assai più di altri (ben più essenziali) come lavoro, onestà, verità. in questa sede difendo il termine da un "attacco" che ha ricevuto da piero ostellino nel numero del corriere della sera dello scorso 19 gennaio. orbene, il termine "prostituta" si compone di due termini latini, il prefisso pro ("davanti") e il verbo statuere ("mettere in mostra, esporre"). è chiaro e immediato il riferimento alla coercizione che la donna subisce nell'atto di "essere esposta" davanti alla porta di un padrone e/o di un cliente. storicamente, la prostituta non esercita la propria "professione" in autonomia, ma in condizione di sottomissione (meglio sarebbe dire di schiavitù). tuttavia, nell'etimologia del termine non c'è alcun riferimento alla condizione, diciamo così, "mercantile" della sottomissione della donna. nel linguaggio comune, quando si dà "della prostituta" a una donna, non sempre la si vuole additare in modo letterario come "donna da strada" o "di facili costumi", ma anche come "donna senza scrupoli", "disonesta", subdola". se cercate non "prostituta" ma "puttana" (che è sinonimo) sul dizionario della lingua italiana "sabatini-coletti", del quale lo stesso corriere della sera offre agli utenti digitali la consultazione gratuita in rete, troverete che "puttana" è anche "epiteto ingiurioso rivolto a chi si comporta male, a chi è senza scrupoli". e invece no, per ostellino non è così. tornando all'input inziale, infatti, per l'insigne editorialista del corriere "una donna che sia consapevole di essere seduta sulla propria fortuna e ne faccia — diciamo così — partecipe chi può concretarla non è automaticamente una prostituta". per ostellino l'uso del proprio corpo al fine di un tornaconto personale è non solo legittimo ma anche difendibile da critiche e massacri mediatici. le sue farneticazioni, infatti, continuano così: 
"il mondo è pieno di ragazze che si concedono al professore per goderne l’indulgenza all’esame o al capo ufficio per fare carriera. avere trasformato in prostitute — dopo averne intercettato le telefonate e fatto perquisire le abitazioni — le ragazze che frequentavano casa berlusconi, non è stata (solo) un’operazione giudiziaria, bensì (anche) una violazione della dignità di donne la cui sola colpa era quella di aver fatto, eventualmente, uso del proprio corpo. la pubblicazione delle loro fotografie — che corredate di nomi e cognomi sono adesso vere e proprie foto segnaletiche — da parte dei media, non è stata (solo) un fatto di cronaca; è stata (anche) una barbarie". eh no, caro ostellino, la barbarie la compi tu nel difendere quella che è a tutti gli effetti una degradazione della condizione femminile, così come ci viene (seppur violentemente) mostrata. l'idea, cioè, che per ottenere il tanto desiderato successo nella vita (ma sarà poi così salubre e fondamentale?) bisogna svendere se stessi e la propria dignità. e proprio di dignità lei parla nel titolo del suo pezzo, l'immagine dell'italia e la dignità delle istituzioni. ma la risposta migliore gliel'hanno data i suoi  stessi giornalisti, gentile editorialista, scrivendole e pubblicando la seguente lettera: "gentile direttore, abbiamo letto il suo fondo di mercoledì scorso, l'immagine dell’italia e la dignità delle istituzioni [...]. noi pensiamo che sia inaccettabile pensare che "la fortuna" di una ragazza risieda in una o più parti anatomiche da offrire al potente di turno, sia esso un professore o un politico, e che il mondo sia pieno di persone che s'impegnano per raggiungere risultati e far carriera conservando la propria dignità. legittime tutte e due le scelte: noi sosteniamo la seconda". ringrazio i giornalisti fautori di questa lettera. le affermazioni farneticanti di piero ostellino non meritano altro spazio nè commento.  reato: lesa dignità del corpo della donna. indiziato: piero ostellino, editorialista del corriere della sera.


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