venerdì 18 febbraio 2011

il contraddittorio - parte I

da anni questa parola invade telegiornali e carta stampa con la stessa invasività sgradevole della verbosità del linguaggio politico cui si accompagna. il termine "contraddittorio"conserva in nuce l'assioma dell'oggettività, l'idea cioè che la comunicazione, il racconto, l'informazione, una manifestazione in piazza o perfino la storia debbano essere presentate ai cittadini lettori sulla base di una presunta e pretesa verità assoluta. un principio molto pericoloso, che richiama alla mente idee tristi e retrive appartenute all'epoca del fascismo. durante il ventennio, infatti, l'istanza religiosa e dogmatica che caratterizzava la società fascista aveva congegnato un paradigma della verità per il quale si arrivò a vietare ogni altro partito che non fosse quello fascista, qualunque termine straniero nella nostra lingua o la lettura di giornali che non promuovessero le idee del regime. 

I paradossi dell'ossessione "contraddittorista"
in buona sostanza, il principio che sostiene l'idea del contraddittorio a tutti i costi, di un contraddittorio coartatamente inculcato anche laddove sia impossibile realizzarlo, può generare nei cittadini l'idea che un mezzo di comunicazione e di informazione, o finanche un manuale di storia, siano validi solo se contengono tutte le verità, tutte le notizie, tutte le opinioni. e quindi l'idea, ancora più pericolosa, che se hai un parere, devi avere anche quello contrario, altrimenti sei fazioso, fanatico, esecrabile. che se esprimi un giudizio, lo fai solo perchè sei prevenuto o perchè te ne viene un guadagno. che un pensiero limpido e intellettualmente onesto nasconda sempre, in realtà, subdole motivazioni. 
esiste chiaramente un contraddittorio "positivo", ma esso nasce esclusivamente dal dibattito, dall'interazione dialogica tra gli attori della comunicazione, e mai e poi mai può essere deciso a tavolino e preventivamente preordinato. il contraddittorio, il "dire qualcosa contro", come vuole la sua etimologia, si fonda sull'imprevedibilità, sulla reazione dialettica che interviene soltanto in risposta a un'azione iniziale che promuove un confronto. non posso contraddire qualcosa che qualcuno non ha ancora detto (nè tanto meno posso contraddire me stesso).
come possono una frase, una notizia, una manifestazione, un libro, essere già di per sè contraddittori? dovrebbero "autosmentirsi" all'atto stesso di compiere un'asserzione? dovrebbero esprimere un'opinione ma contestaulmente anche quella contraria?
per fare un esempio, diceva bene ieri marco travaglio sul fatto quotidiano, commentando la reazione di silvio berlusconi alla manifestazione "se non ora quando" dello scorso 13 febbraio, definita dal nostro premier come "mobilitazione di parte, faziosa": "ora, da che mondo è mondo, le manifestazioni si fanno pro o contro qualcosa o qualcuno. altrimenti si sta a casa. invece b. le manifestazioni le vuole bipartisan. concetto già espresso dall’autorevole giletti, a domenica in, con la lavata di capo alla cantante emma che aveva approfittato della giornata libera da sanremo per manifestare a roma: 
'un caso che farà discutere, perché quella è una manifestazione di un certo tipo, che va in una certa direzione'. ecco: le manifestazioni non devono andare in nessuna direzione. i manifestanti restino dunque fermi e zitti. oppure, se uno grida 'viva', dev'esserci subito un altro che urla 'abbasso', e viceversa. se vuoi dire 'mai', devi portarti dietro uno che dica 'sempre', altrimenti sei fazioso. e, come suggerisce ellekappa, se una donna dissente dal bungabunga, un’altra deve ballare la lap dance intorno al palo portatile".


[continua...]



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