venerdì 18 febbraio 2011

il contraddittorio - parte II

[continua da "il contraddittorio - parte I"]

anche per l'interpretazione storiografica e l'odierna tendenza revisionista che la attraversa si può parlare della stessa operazione di "compressione e schiacciamento" delle opinioni contro il muro dell'assolutismo dogmatico. 

per parlarne, prendo a prestito le parole del prof. piergiovanni genovesi (docente di storia contemporanea e didattica della storia contemporanea presso l'università degli studi di parma), tratte dal suo saggio il manuale di storia in italia. dal fascismo alla repubblica (2009): "ma cosa si vuol dire con termini come 'faziosità', 'onestà', 'purezza', ecc? prendiamo il concetto di 'faziosità': quando si accusa un manuale di essere fazioso, di preciso cosa si vuole condannare? si vuole condannare una storia di parte oppure il versante interpretativo del fare-storia? laddove s'impone il mito del fatto assoluto si finisce per accomunare sotto lo stesso nome di faziosità due atteggiamenti profondamente antitetici: l'onesto dubbio critico e la disonesta certezza acritica".  

senza volermi addentrare in complesse dinamiche storiografiche e in argomenti che necessitano di ben altri tempi e spazi (in special modo la questione della propaganda fascista o quelle relative alla nascita della repubblica italiana in seguito al momento della resistenza), ritengo il problema di sconcertante attualità. 
basti pensare che proprio negli anni 2000 in ben due occasioni si mise in discussione "l'onestà" dello storico (e con essa dell'informatore, del narratore televisivo, del giornalista), travolgendola con l'assioma dell'oggettività, del fare-storia (e del fare-giornalismo) come trasmissione acritica di verità. 

nel novembre 2000 la maggioranza di centro-destra della regione lazio, presieduta da francesco storace, promosse una mozione che rimarcava l'eccessivo "orientamento" dei libri di testo "verso una parte". come se si potesse "essere da una parte o dall'altra" indifferentemente, come se essere fascista o non esserlo, alla somma dei fatti, sia in fondo la stessa cosa e le due posizioni meritino spazio e trattamento eguali. ditelo ai 12 professori (si potesse fare sul serio!) che nel 1931 si rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo.

il 9 luglio 2002, invece, il deputato di forza italia fabio garagnani avanzò la proposta di legge n. 2991, in base alla quale si auspicava che l'insegnamento della scuola si svolgesse "attraverso l'utilizzo di testi di assoluto rigore scientifico che tengano conto in modo obiettivo di tutte le correnti culturali e di pensiero, per un confronto democratico e liberale che assicuri un corretto apprendimento del passato". eccola nuovamente, la verità assoluta che compendia tutte le idee, tutte le opinioni, tutti i punti di vista. come se la storia fosse depositaria dell'eterno e non un costante divenire. 
Alessio Butti
è una "visione" della realtà che evidentemente trova ancora proseliti, affacciandosi finanche nella cronaca: è dello scorso 11 febbraio, appena una settimana fa, la proposta che il parlamentare del pdl alessio butti ha inserito in un testo per la "commissione di vigilanza rai". il testo è redatto in un linguaggio grottesco e inquietante:

"tutti i partiti devono trovare, in proporzione al proprio consenso (!!!), opportuni spazi nelle trasmissioni di approfondimento giornalistico", "il servizio pubblico deve rappresentare il paese reale, non le élites culturali né i cosiddetti poteri forti (???)", "la rai studi e sperimenti format di approfondimento giornalistico innovativi che prevedano anche la presenza in studio di due conduttori di diversa estrazione culturale", "per garantire l'originalità dei palinsesti è opportuno, in linea generale, che i temi prevalenti trattati da un programma non costituiscano oggetto di approfondimento di altri programmi, anche di altre reti, almeno nell'arco degli otto giorni successivi alla loro messa in onda".

non vi rievoca qualcosa di sinistro?


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