lunedì 31 ottobre 2011

I Masi comunicanti - Marco Travaglio, il Fatto Quotidiano, 17 febbraio 2011

La neolingua berlusconiana fa passi da gigante: non contenta di sfornare vocaboli privi di qualsiasi attinenza con la realtà, è passata agli sragionamenti. Un milione di persone, perlopiù donne, manifestano contro la mignottocrazia? B. appena sveglio passeggia sul suo scendiletto preferito, Belpietro, e tuona: “Vergogna, una mobilitazione di parte, faziosa”. Ora, da che mondo è mondo, le manifestazioni si fanno pro o contro qualcosa o qualcuno. Altrimenti si sta a casa. Invece B. le manifestazioni le vuole bipartisan. Concetto già espresso dall’autorevole Giletti, a Domenica In, con la lavata di capo alla cantante Emma che aveva approfittato della giornata libera da Sanremo per manifestare a Roma: “Un caso che farà discutere, perché quella è una manifestazione di un certo tipo, che va in una certa direzione”. Ecco: le manifestazioni non devono andare in nessuna direzione. I manifestanti restino dunque fermi e zitti. Oppure, se uno grida “Viva”, dev’esserci subito un altro che urla “Abbasso”, e viceversa. Se vuoi dire “mai”, devi portarti dietro uno che dica “sempre”, altrimenti sei fazioso. E, come suggerisce Ellekappa, se una donna dissente dal bungabunga, un’altra deve ballare la lap dance intorno al palo portatile. Da domani nei bar, se un fazioso entra e dice “piove”, il barista dovrà subito riequilibrarlo per garantire il contraddittorio: “No, signore, guardi che c’è il sole”. Anche la satira deve adeguarsi: se Luca e Paolo, a Sanremo, prendono in giro il capo del governo, ecco subito Mauro Mazza, direttore di Rai1, intimare di “fare satira sull’opposizione” (Mazza è lo stesso che nel 2006, direttore del Tg1, oscurò Il Caimano di Moretti perché, essendo uscito in campagna elettorale, violava la par condicio: se ne poteva parlare solo dopo le elezioni, ma poi non se ne parlò più perché nel frattempo il film era uscito dalle sale). 

Se a qualcuno scappa una barzelletta sui Carabinieri, essa dovrà essere obbligatoriamente seguita da una sulla Polizia, una sulla Guardia di finanza, una sulla Forestale e così via. È il principio dei Masi comunicanti, molto in voga alla Rai: se dai una notizia, il tuo vicino deve dire che è una bugia, così la gente non distingue più il vero dal falso. Tutto diventa opinione, anche la matematica. L’altro giorno persino il Tg5 ha superato il Tg1, ma per Minzolingua questa “è polemica politica” e per il Giornale “l’opposizione strumentalizza la sfida degli ascolti”. Anche i punti di share sono faziosi. 

Il fatto è che ormai è impossibile anche la par condicio fra le opinioni: con chi nega l’evidenza e applica due pesi e due misure ad amici e nemici, non c’è più alcun confronto. Che discussione ci può essere con uno dei 315 deputati che han votato la mozione Paniz, quella in cui si afferma che B. telefonò in Questura per scongiurare un incidente con l’Egitto? O con Sallusti, il quale scrive che il processo a B. per il caso Ruby è “il primo che si celebra in Italia in assenza di vittime o parti offese”, quando il gip indica nel rinvio a giudizio cinque parti offese (Ruby, tre funzionari della Questura e il ministero dell’Interno)? Quando c’è di mezzo B., l’alto numero dei processi subìti è la prova della persecuzione (anche se lui cominciò a dirsi perseguitato al primo processo). Intanto Luca Delfino, già condannato a 16 anni in tribunale per l’omicidio di una sua ex fidanzata, viene assolto nel secondo processo dall’accusa di avere sgozzato un’altra ex. Il Giornale correttamente fa notare che non è un’assoluzione piena: la formula dell’articolo 530 comma 2 “comprende l’antica insufficienza di prove”. È la stessa formula con cui B. fu assolto in Cassazione per le tangenti Fininvest alla Finanza. Solo che stavolta il Giornale titola: “Killer assolto, in rivolta i parenti delle vittime”. Per B. invece non titolò: “Corruttore assolto, in rivolta gli italiani onesti”. Ma: “B. assolto, è innocente non corruppe la Guardia di finanza”. Dunque anche le sentenze diventano un’opinione: dipende da chi è l’imputato.


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