venerdì 16 marzo 2012

anche la fedina penale è minorenne [update del 25 febbraio 2012]

DOPO 17 ANNI DI REATI DI OGNI TIPO, 
STIAMO ANCORA A DISCUTERE SU RUBY...


reati commessi ma prescritti: 
  1. processo lodo mondadori, corruzione semplice. grazie alla concessione delle attenuanti generiche il reato - che in primo grado ha portato alla condanna di cesare previti - è stato dichiarato prescritto dalla corte d'appello di milano e dalla corte di cassazione. nelle motivazioni della cassazione, tra l'altro, si legge: "il rilievo dato [per concedere le attenuanti generiche] alle attuali condizioni di vita sociale ed individuale del soggetto [berlusconi è diventato presidente del consiglio], valutato dalla corte come decisivo, non appare per nulla incongruo."
  2. processo all iberian 1, finanziamento illecito ai partiti. I grado: condanna a 2 anni e 4 mesi per i 21 miliardi versati estero su estero, tramite il conto all iberian, a bettino craxi. appello: il reato cade in prescrizione, ma c'è: "per nessuno degli imputati emerge dagli atti l'evidenza dell'innocenza". cassazione: prescrizione confermata, con condanna al pagamento delle 11 spese processuali. nella sentenza definitiva tra l'altro si legge: "le operazioni societarie e finanziarie prodromiche ai finanziamenti estero su estero dal conto intestato alla all iberian al conto di transito northern holding [craxi] furono realizzate in italia dai vertici del gruppo fininvest spa, con il rilevante concorso di berlusconi quale proprietario e presidente. [...] non emerge negli atti processuali l'estraneità dell'imputato."
  3. processo lentini, falso in bilancio. I grado: il reato (10 miliardi versati in nero al torino calcio in occasione dell'acquisto del giocatore gianluigi lentini) è stato dichiarato prescritto grazie alla nuova legge sul falso in bilancio. appello: in corso.
  4. processo mediatrade-mills, corruzione, appropriazione indebita, frode fiscale, falso in bilancio sui diritti televisivi. indagini preliminari in corso alla procura di milano (pm alfredo robledo e fabio de pasquale), a carico di numerosi manager del gruppo, più il presidente di mediaset fedele confalonieri e il titolare silvio berlusconi. oggetto dell'indagine: una serie di operazioni finanziarie di acquisto di diritti cinematografici e televisivi da majors americane, con vorticosi passaggi fra una società estera e l'altra del gruppo berlusconi, con il risultato di far lievitare artificiosamente il prezzo dei beni compravenduti e beneficiare di sconti fiscali previsti dalla legge tremonti, approvata dal primo governo dello stesso berlusconi per detassare gli utili reinvestiti dalle imprese. il filone d'inchiesta deriva dal processo all iberian e indaga in particolare su due società estere collegate alla silvio berlusconi finanziaria (società lussemburghese), la century one e la universal one. sui conti di tali società hanno lasciato l'ultima traccia i fondi neri "distratti su conti bancari in svizzera, bahamas e montecarlo [...] nella disponibilità degli indagati [...] e gestiti da fiduciari di berlusconi". la cresta sulla compravendita dei diritti di film made in USA avveniva, secondo l'ipotesi accusatoria, in modo illegale: mediaset non li comprava direttamente ma dalle due sopra citate società offshore che a loro volta li cedevano ad altre società gemelle, facendo lievitare il prezzo ad ogni passaggio. la differenza tra il valore reale e quello finale consentiva di mettere da parte i fondi nbri. berlusconi avrebbe intascato un valore di oltre 280 milioni di euro in dollari, lire, franchi francesi e svizzeri e fiorini olandesi senza versare un centesimo in tasse. l'avvocato inglese mills, legale di berlusconi, è già stato condannato in primo grado e secondo grado, con prescrizione di una parte della condanna in cassazione (confermato solo il risarcimento dovuto alla presidenza del consiglio dei ministri, parte civile nel processo), berlusconi è ancora in attesa della sentenza dopo che il processo è stato sospeso prima a causa del lodo alfano (poi bocciato dalla Corte Costituzionale) e, successivamente, a causa della legge sul legittimo impedimento (poi bocciata parzialmente dalla corte costituzionale). entrambe le leggi sono state approvate durante il governo berlusconi IV. per questo reato la cassazione ha dichiarato berlusconi prescitto ma non assolto con formula piena grazie alla legge cirielli voluta da berlusconi.
reati commessi ma amnistiati:
  1. falsa testimonianza. la corte d'appello di venezia, nel 1990, dichiara berlusconi colpevole di aver giurato il falso davanti al tribunale di verona a proposito della sua iscrizione alla P2, ma il reato è coperto dall'amnistia del 1989. interrogato sotto giuramento berlusconi aveva detto: "non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo [...] non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata richiesta". berlusconi però si era iscritto alla P2 nel 1978 (lo scandalo è del 1981) e aveva pagato la sua quota. Così i giudici della Corte d'appello di Venezia scrivono: "ritiene il collegio che le dichiarazioni dell'imputato non rispondano a verità [...] smentite dalle risultanze della commissione anselmi e dalle stesse dichiarazioni rese del prevenuto avanti al giudice istruttore di milano, e mai contestate [...]. ne consegue quindi che il berlusconi ha dichiarato il falso", rilasciato "dichiarazioni menzognere" e "compiutamente realizzato gli estremi obiettivi e subiettivi del delitto di falsa testimonianza". ma "il reato va dichiarato estinto per intervenuta amnistia".
  2. acquisto dei terreni di macherio, appropriazione indebita, frode fiscale, falso in bilancio. I grado: assoluzione dall'appropriazione indebita e dalla frode fiscale (per 4.4 miliardi di lire pagati in nero all'ex proprietario dei terreni che circondano la villa di Macherio, dove vivono la moglie Veronica e i tre figli di secondo letto), prescrizione per i falsi in bilancio di due società ai quali "indubbiamente ha concorso berlusconi". appello: confermata l'assoluzione dalle prime due accuse. assoluzione anche dal primo dei due falsi in bilancio, mentre il secondo rimane ma è coperto da amnistia. 
assoluzioni:
  1. all iberian 2, falso in bilancio. assolto perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato in seguito alle riforme del governo berlusconi II.
  2. processo sme-ariosto, corruzione giudiziaria. a causa dei continui "impedimenti istituzionali" sollevati da berlusconi e dei conseguenti rinvii delle udienze, la posizione del premier è stata stralciata dal processo principale. è stato creato un processo parallelo, che però berlusconi ha sospeso fino al termine del suo incarico (o sine die, in caso di rielezione o di nomina ad altra carica istituzionale) facendo approvare a tempo di record il lodo maccanico-schifani, proprio alla vigilia della requisitoria, delle arringhe e della sentenza, e a 40 mesi dall'inizio del dibattimento.
  3. processo sme-ariosto 2, falso in bilancio. in seguito all'entrata in vigore delle nuove norme sul diritto societario, questo capo d'imputazione contestato a berlusconi per il denaro versato - secondo l'accusa- ad alcuni giudici, è stato stralciato. il processo è fermo in attesa che l'alta corte di giustizia europea si pronunci sulla conformità tra le nuove regole e le normative comunitarie. 
  4. tangenti alla guardia di finanza. I grado: condanna a 2 anni e 9 mesi per tutte e quattro le tangenti contestate (niente attenuanti generiche). appello: prescrizione per tre tangenti (grazie alle attenuanti generiche), assoluzione con formula dubitativa (comma II art.530 c.p.p) per la quarta. nelle motivazioni si legge: "il giudizio di colpevolezza dell'imputato poggia su molteplici elementi indiziari, certi, univoci, precisi e concordanti, per ciò dotati di rilevante forza persuasiva, tali da assumere valenza probatoria". cassazione: assoluzione. la motivazione contiene due riferimenti alla classica insufficienza di prove.
  5. processo medusa cinematografica, falso in bilancio. I grado: condanna a 1 anno e 4 mesi (10 miliardi di fondi neri che, grazie alla compravendita, vengono accantonati su una serie di libretti al portatore di silvio berlusconi). appello: assoluzione con formula dubitativa (comma 2 art. 530). berlusconi, secondo il collegio è così ricco che potrebbe anche non essersi reso conto di come, nel corso della compravendita, il suo collaboratore carlo bernasconi (condannato) gli abbia versato 10 miliardi di lire in nero. scrivono i giudici: "la molteplicità dei libretti riconducibili alla famiglia berlusconi e le notorie rilevanti dimensioni del patrimonio di berlusconi postulano l'impossibilità di conoscenza sia dell'incremento sia soprattutto dell'origine dello stesso". cassazione: sentenza d'appello confermata.
procedimenti archiviati: 
  1. traffico di droga. nel 1983 la guardia di finanza, nell'ambito di un'inchiesta su un traffico di droga, aveva posto sotto controllo i telefoni di berlusconi. nel rapporto si legge: «è stato segnalato che il noto silvio berlusconi finanzierebbe un intenso traffico di stupefacenti dalla sicilia, sia in francia che in altre regioni italiane. il predetto sarebbe al centro di grosse speculazioni edilizie e opererebbe sulla costa smeralda avvalendosi di società di comodo...». l'indagine non accertò nulla di penalmente rilevante e nel 1991 fu archiviata. 
  2. consolidato fininvest.  il gip fabio paparella ha dichiarato prescritti, sulla base della nuova legge sul falso in bilancio, i 1500 miliardi di lire di presunti fondi neri accantonati dal gruppo berlusconi su 64 off-shore della galassia all iberian (comparto B della fininvest). il pm francesco greco ha presentato ricorso in cassazione perché la mancata fissazione dell'udienza preliminare gli ha impedito di sollevare un'eccezione d'incostituzionalità e di incompatibilità con le direttive comunitarie delle nuove norme sui reati societari e con il trattato dell'ocse.
  3. concorso esterno in associazione mafiosa.  le inchieste delle procure di firenze e caltanissetta sui presunti "mandanti a volto coperto" delle stragi del 1992 (falcone e borsellino) e del 1993 (milano, firenze e roma) sono state archiviate per scadenza dei termini d'indagine. a firenze, il 14 novembre 1998, il gip giuseppe soresina ha però rilevato come berlusconi e dell'utri abbiano "intrattenuto rapporti non meramente episodici con i soggetti criminali cui è riferibile il programma stragista realizzato". aggiunge il giudice fiorentino che esiste "una obiettiva convergenza degli interessi politici di cosa nostra rispetto ad alcune qualificate linee programmatiche della nuova formazione [forza italia]: articolo 41 bis, legislazione sui collaboratori di giustizia, recupero del garantismo processuale asseritamente trascurato dalla legislazione dei primi anni 90". poi aggiunge che, nel corso delle indagini, addirittura "l'ipotesi iniziale [di un coinvolgimento di berlusconi e dell'utri nelle stragi] ha mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità". ma purtroppo è scaduto "il termine massimo delle indagini preliminari" prima di poter raccogliere ulteriori elementi. il gip di caltanissetta giovanni battista tona ha scritto: "gli atti del fascicolo hanno ampiamente dimostrato la sussistenza di varie possibilità di contatto tra uomini appartenenti a cosa nostra ed esponenti e gruppi societari controllati in vario modo dagli odierni indagati [berlusconi e dell'utri]. ciò di per sé legittima l'ipotesi che, in considerazione del prestigio di berlusconi e dell'utri, essi possano essere stati individuati dagli uomini dell'organizzazione quali eventuali nuovi interlocutori". ma "la friabilità del quadro indiziario impone l'archiviazione". c'è, infine, la sentenza della corte di assise di appello di caltanissetta, che il 23 giugno 2001 ha condannato 37 boss mafiosi per la stbage di capaci: nel 14 capitolo intitolato esplicitamente "i contatti tra salvatore riina e gli on. dell'utri e berlusconi", si legge che è provato che la mafia intrecciò con i due "un rapporto fruttuoso quanto meno sotto il profilo economico". talmente fruttuoso che poi, nel 1992, "il progetto politico di cosa nostra sul versante istituzionale mirava a realizzare nuovi equilibri e nuove alleanze con nuovi referenti della politica e dell'economia". cioè a "indurre nella trattativa lo stato ovvero a consentire un ricambio politico che, attraverso nuovi rapporti, assicurasse come nel passato le complicità di cui cosa nostra aveva beneficiato".
  4. caso saccà, corruzione e istigazione alla corruzione. nel 2007, silvio berlusconi è stato indagato dalla procura di napoli con l'accusa di aver corrotto l'allora presidente di raifiction agostino saccà e di aver istigato alla corruzione nino randazzo e altri senatori della Repubblica «in altri episodi non ancora identificati». l'accusa era basata essenzialmente su una decina di registrazioni telefoniche effettuate tra i mesi di giugno e novembre 2007. secondo la procura di napoli, saccà aveva il compito di piazzare in rai le attrici raccomandate da berlusconi, in cambio di un aiuto nella sua futura attività privata ("agostino, ti contraccambierò quando sarai imprenditore"); nell'ipotesi d'accusa berlusconi avrebbe segnalato un nome vicino ad un senatore del centro-sinistra (allora al governo con una maggioranza risicata in senato), in modo da accattivarsi la sua simpatia e convincerlo a passare nella formazione di centro-destra e, di conseguenza, a causare la caduta del governo prodi. nel luglio 2008, su richiesta dei difensori di silvio berlusconi, gli atti del procedimento sono stati trasferiti a roma a causa dell'incompetenza territoriale del tribunale di napoli (dato che le telefonate "cruciali" per il reato contestato al cavaliere erano avvenute mentre i due interlocutori erano a roma). il 17 aprile 2009 il gip pierfrancesco de angelis ha archiviato il caso, poiché Saccà "non era da considerare un incaricato di pubblico servizio". pochi giorni dopo, precisamente il 24 aprile 2009, sono state distrutte le intercettazioni raccolte a napoli sul caso.
  5. abuso d'ufficio. il 3 giugno 2009 silvio berlusconi è stato iscritto nel registro degli indagati dal procuratore della repubblica di roma giovanni ferrara, con l'accusa di abuso d'ufficio. le indagini si riferiscono ad un presunto abuso nell'utilizzo degli aerei del 31º stormo dell'aeronautica militare di stanza a ciampino, finalizzato al trasporto del presidente del consiglio e di altre persone (tra cui mariano apicella) ad una serata di intrattenimento tenutasi in sardegna, a villa certosa. il 16 giugno 2009 la procura ha richiesto l'archiviazione delle indagini dopo aver accertato che su tutti i voli era presente almeno una persona autorizzata ad usufruirne (berlusconi), constatando che per il resto "l'utilizzo della flotta non è disciplinato da alcuna disposizione di legge o regolamento, ma soltanto da direttive della presidenza del consiglio dei ministri". anche l'ipotesi di peculato, avanzata in un primo tempo, è stata scartata.
procedimenti ancora in corso:
  1. diffamazione aggravata dall'uso del mezzo televisivio. silvio berlusconi risulta attualmente indagato dalla procura di roma per diffamazione aggravata dall'uso del mezzo televisivo, in relazione alla vicenda delle dichiarazioni dell'allora premier in merito alle relazioni tra le cosiddette cooperative rosse e camorra durante una intervista rilasciata il 3 febbraio 2006 ad una emittente nazionale. l'iscrizione è avvenuta in seguito alla querela presentata dal presidente della lega nazionale delle cooperative poletti.
  2. concussione e minaccia a un corpo politico, amministrativo e giudiziario. Nel marzo 2010 silvio berlusconi, assieme al commissario dell’autorità per le garanzie nelle comunicazioni giancarlo innocenzi, è stato formalmente iscritto nel registro degli indagati della procura di trani. secondo il pm michele ruggiero berlusconi avrebbe esercitato "pressioni sull'agcom per arrivare alla chiusura di annozero". in altre intercettazioni della guardia di finanza di bari, invece, il premier si lamenterebbe anche di ballarò e parla con me.
ORA SÌ CHE POSSIAMO PARLARE DI "RUBY RUBACUORI":
  1. favoreggiamento della prostituzione minorile. per i presunti rapporti sessuali che avrebbe intrattenuto fra il febbraio e il maggio 2010 con kharima el marhoug, detta "ruby", egiziana, minorenne all'epoca dei fatti. 
  2. concussione aggravata. nei confronti di funzionari della questura di milano per ottenere il rilascio di kharima el marhoug, trattenuta negli uffici di polizia nel maggio 2010 perché accusata di furto, e il suo affidamento alla consigliere regionale lombarda del pdl nicole minetti.


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Tav, tutte le obiezioni ai 14 punti del governo Luca Mercalli: “Opera dannosa e costosa” - il Fatto Quotidiano, 15 marzo 2012

E così il governo tira finalmente fuori alcune risposte ai dubbi sul Tav Torino-Lione. Posto che una seria valutazione non si fa a colpi di comunicati e dibattito sui giornali, ma attivando una apposita commissione tecnica indipendente, accenniamo qui ad alcune obiezioni. Secondo il team tecnico della Comunità montana Valli Susa e Sangone, i 14 punti appaiono “affrettati, superficiali, parziali e qua e là inesatti; in ogni caso mancano i riferimenti agli studi che dovrebbero esserne la base e che, se esistono, continuano a essere coperti da segreto di Stato”. Il riferimento alla riduzione delle emissioni di gas serra e ai benefici ambientali dell’opera non è credibile, in quanto la letteratura scientifica internazionale attribuisce a opere simili pessime prestazioni energetiche e qui si afferma il contrario senza fornire un’Analisi del Ciclo di Vita (LCA) o un semplice bilancio di carbonio verificabile, invocati da anni.

Il nuovo tunnel di base, tra energia e materie prime spese in fase di realizzazione ed energia di gestione, inclusa quella per il raffreddamento dell’elevata temperatura interna alla roccia, produrrebbe più emissioni della linea storica a pieno carico di merci e passeggeri, in palese contrasto con gli obiettivi europei di efficienza energetica 20-20-20. Per limitare l’impatto psicologico e diluire quello finanziario a carico dei contribuenti si tende nei 14 punti a frammentare l’opera in sezioni indipendenti più piccole, che tuttavia non permetterebbero da sole di raggiungere le prestazioni promesse.

Un esempio: si dichiara una riduzione dei tempi di percorrenza tra Torino e Chambéry pari a 79 minuti, solo grazie al nuovo tunnel di base, rimanendo invariati i raccordi. Ma tale risultato è irraggiungibile senza la realizzazione dell’intera tratta, in quanto implicherebbe velocità prossime ai 500 km/h in tunnel a fronte di una velocità di progetto di 220 km/h. Delle tre ore di riduzione tempi di percorrenza sulla tratta Parigi-Milano enunciate al punto 6, già ora circa 40 minuti sarebbero recuperabili facendo transitare i Tgv sulla nuova e sottoutilizzata linea ad alta velocità Torino-Milano, sulla quale tuttavia i treni francesi non sono ammessi per discutibili scelte sui sistemi di segnalamento, che pure l’Europa individua come primo fattore da armonizzare per le reti transeuropee. Al punto 11 si arriva addirittura ad affermare che “il progetto non genera danni ambientali diretti ed indiretti” il che è ovviamente impossibile, un’opera di questo genere presenta inevitabilmente enormi criticità ambientali e sanitarie, evidenziate perfino nelle relazioni progettuali Ltf, che si può tentare di mitigare e compensare, ma non certo eliminare. L’unico modo per non avere impatti “nel delicato ambiente alpino” è lasciarlo indisturbato!

I posti di lavoro promessi, oltre che sovrastimati, riguarderebbero principalmente gli scavi in galleria, dunque notoriamente temporanei, insalubri e di modesta qualificazione professionale, in genere coperti da emigrati da paesi in via di sviluppo. Le prestazioni della linea esistente vengono minimizzate sulla base della vetustà e non delle sue effettive capacità. Nel 2010 infatti la linea attuale è stata utilizzata a meno del 12% delle sue potenzialità. Un tunnel è un tunnel, non può essere né vecchio né nuovo allorché svolge la sua funzione di condotto. Il Frejus, benché ultimato nel 1871, a differenza di quanto affermato al punto 8 “dove non entrano i containers oggi in uso per il trasporto merci” è stato recentemente ampliato per consentire il passaggio di container a sagoma GB1 (standard europeo), spendendo poco meno di 400 milioni di euro. Non è chiaro perché il collaudo tardi ancora o, se c’è stato, perché permangano i limiti preesistenti ai lavori. Quanto alla pendenza della linea storica, indicata al punto 6 nel 33 per mille, si rileva che il valore medio è attorno al 20 per mille, e solo 1 km raggiunge il 31 per mille e non il 33. L’energia spesa per raggiungere la quota massima del tunnel del Frejus a 1335 metri viene inoltre in buona parte recuperata nel tratto di discesa.

Si ricorda che negli Stati Uniti l’unico tunnel che attraversa il Continental Divide nelle Montagne Rocciose del Colorado, il Moffat Tunnel, lungo 10 km, è a binario unico e culmina a ben 2817 m, e dal 1928 viene ritenuto ancora perfettamente efficiente.

In conclusione: c’è già una ferrovia funzionante lungi da essere paragonata a una macchina da scrivere nell’era del computer; l’attuale domanda di trasporto è enormemente inferiore alla capacità della linea; costruire un’altra linea in megatunnel costa una cifra spropositata in un momento così critico per la nostra economia; l’Europa non ci ha imposto niente, tant’è che non ha ancora deciso se finanziare o meno il tunnel di base; la valutazione di impatto ambientale dell’intero progetto non è mai stata effettuata; l’analisi completa costi-benefici non è ancora stata pubblicata; il bilancio energetico non è disponibile. E nel frattempo, intorno alla torta si affollano anche troppi commensali, tutti interessati a partire con i lavori, non importa come, purché si cominci a scavare.


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giovedì 15 marzo 2012

Il Garante Pizzetti: con il «salva Italia» privacy in pericolo, troppi controlli strappo allo stato di diritto - il Sole 24ore, 13 marzo 2012

Sulla limitazione, e successiva esclusione, dell'applicazione del Codice sul trattamento dei dati personali alle persone giuridiche (previste prima dal decreto sviluppo del 31 maggio 2011 e poi da quello «Salva Italia» del 6 dicembre), il presidente del Garante per la protezione dei dati personali, Francesco Pizzetti, si interroga se «si sia operato con sufficiente ponderazione. Finora - ha ricordato nel corso della sua relazione per la presentazione del volume "Sette anni di protezione dati in Italia" - noi potevamo assicurare alle imprese e alle persone giuridiche un alto livello di protezione. Oggi tutto questo non è più possibile».

Rischio aumento dello spread fra democrazie italiana e ocidentali
Per il Garante della privacy, la richiesta sempre più massiccia di accesso ai dati personali dei cittadini da parte degli uffici pubblici che combattono l'evasione fiscale o l'illegalità in settori come la previdenza è comprensibile, ma «è importante che si consideri questa una fase di emergenza dalla quale uscire al più presto perché può condurre a fenomeni di controllo sociale di dimensioni spaventose». Altrimenti «lo spread fra democrazia italiana e occidentali crescerebbe».

Le nuove norme sui controlli fiscali uno strappo allo Stato di diritto
Per Francesco Pizzetti, che oggi ha tracciato un bilancio dei sette anni trascorsi al vertice dell'Authority sulla riservatezza, le nuove norme sulla trasparenza amministrativa nei controlli fiscali rappresentano «strappi forti allo Stato di diritto». Da qui, l'appello a tenere sotto controllo «la spinta al controllo e all'acquisizione di informazioni sui comportamenti dei cittadini che cresce di giorno in giorno». È proprio dei sudditi «essere considerati dei potenziali mariuoli - ha proseguito Pizzetti -. È proprio dello Stato non democratico pensare che i propri cittadini siano tutti possibili violatori delle leggi. In uno Stato democratico, il cittadino ha il diritto di essere rispettato fino a che non violi le leggi, non di essere un sospettato a priori». 

Cresce la spinta al controllo
«Sentiamo il bisogno di lanciare questo monito - ha aggiunto - anche perché vediamo che è in atto, a ogni livello dell'amministrazione, e specialmente in ambito locale, una spinta al controllo e all'acquisizione di informazioni sui comportamenti dei cittadini che cresce di giorno in giorno. Un fenomeno che, unito all' amministrazione digitale, a una concezione potenzialmente illimitata dell'open data e all'invocazione della trasparenza declinata come diritto di ogni cittadino di conoscere tutto, può condurre a fenomeni di controllo sociale di dimensioni spaventose». 

Privacy, nel 2011 358 violazioni e sanzioni per 3 milioni di euro
Nel 2011 l'Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha contestato 358 violazioni amministrative: una parte consistente ha riguardato le attività promozionali indesiderate, l'attivazione di servizi non richiesti e le strutture sanitarie pubbliche e private. Le violazioni segnalate all'autorità giudiziaria sono state 37 e le sanzioni amministrative riscosse ammontano a oltre 3 milioni di euro. È quanto emerge dal volume 'Sette anni di protezione dati in Italià, presentato oggi dall'Autorità, composta da Francesco Pizzetti, Giuseppe Chiaravalloti, Mauro Paissan e Giuseppe Fortunato, per celebrare la conclusione del mandato. 

L'Authority ha fornito riscontro a 3.668 quesiti
Nel 2011 sono stati adottati 519 i provvedimenti collegiali. L'Autorità ha fornito riscontro a 3668 tra quesiti, reclami e segnalazioni con specifico riferimento alle seguenti aree tematiche: telefonia, Internet e informatizzazione, sanità e servizi di assistenza sociale, videosorveglianza, rapporti di lavoro. Sono stati decisi 257 ricorsi, inerenti soprattutto a banche e società finanziarie, datori di lavoro pubblici e privati, attività di marketing sistemi di informazioni creditizie, operatori telefonici e telematici. 

Compiute 447 ispezioni
Raddoppiato rispetto all'anno precedente il numero dei pareri resi dal Collegio al Governo: sono stati 32 ed hanno riguardato, in particolare, la tutela della salute, la digitalizzazione del processo civile e penale, il lavoro e la previdenza, la formazione, la protezione civile e la sicurezza stradale, l'applicazione del Codice dell'amministrazione digitale e l'informatizzazione della P.A. Sono state compiute 447 ispezioni, effettuate in diversi settori: le strutture sanitarie pubbliche e private, i fornitori di servizi di pubblica utilità, il sistema della fiscalità, le società di marketing e le società che forniscono servizi informatici in modalità cloud computing. 

In aumento l'attività di relazione con il pubblico
L'attività di relazione con il pubblico è aumentata rispetto l'anno precedente: sono stati forniti oltre 31.200 riscontri tra contatti telefonici (13.000) ed e-mail esaminate (18.214), che hanno riguardato, in particolare, le problematiche legate al telemarketing, alle e-mail e ai fax indesiderati, ad Internet, alla videosorveglianza ed agli adempimenti in materia di protezione dei dati personali.


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